Etiopia. Crescono le tensioni con l’Egitto per la diga Gerd

di Giuseppe Gagliano

La disputa tra Egitto ed Etiopia sulla Grande Diga Rinascimentale Etiope (GERD) si inserisce in un contesto di profonde implicazioni politiche ed economiche per la regione del Corno d’Africa e per l’intero bacino del Nilo. La diga, vista da Addis Abeba come un progetto cruciale per lo sviluppo economico nazionale e per l’approvvigionamento energetico, rappresenta allo stesso tempo una potenziale minaccia esistenziale per l’Egitto, che dipende per oltre il 90% dalle acque del Nilo per la sua sopravvivenza.
Dal punto di vista politico la questione della GERD è diventata un terreno di confronto acceso non solo tra Egitto ed Etiopia, ma anche tra gli altri paesi del bacino del Nilo, in particolare il Sudan che, pur essendo coinvolto, ha mantenuto una posizione più sfumata rispetto ai due principali contendenti. L’Egitto nel corso degli anni ha cercato di utilizzare la diplomazia internazionale, coinvolgendo attori come l’Unione Africana e le Nazioni Unite, per spingere l’Etiopia a firmare un accordo giuridicamente vincolante sul riempimento e la gestione della diga. Tuttavia l’Etiopia ha sempre rigettato tali richieste, vedendo in esse un tentativo di limitare la propria sovranità sul fiume.
Dal punto di vista economico, il progetto GERD è essenziale per l’Etiopia, che vede nella diga un’opportunità per generare energia elettrica, attrarre investimenti e stimolare la crescita economica. L’Etiopia prevede di produrre fino a 6mila megawatt di energia elettrica dalla diga, contribuendo significativamente al suo sviluppo interno e all’esportazione di energia ai paesi vicini. Questo potrebbe trasformare il paese in un hub energetico regionale, riducendo la dipendenza da risorse non rinnovabili e creando nuove opportunità economiche per milioni di etiopi.
Per l’Egitto, che già soffre di una cronica carenza idrica, la GERD è vista come una minaccia diretta alla sicurezza nazionale. Con una riserva idrica pro capite di soli 550 metri cubi all’anno, ben al di sotto della soglia di scarsità idrica stabilita a livello internazionale, il Cairo teme che il riempimento del bacino della diga possa ridurre significativamente il flusso d’acqua del Nilo, aggravando ulteriormente la crisi idrica del paese. Inoltre, l’agricoltura egiziana, che costituisce una parte significativa dell’economia nazionale, dipende interamente dalle acque del Nilo, e qualsiasi riduzione delle risorse idriche potrebbe avere un impatto devastante sulla produzione agricola e, di conseguenza, sulla sicurezza alimentare del paese.
Nel contesto di questa polemica è utile ricostruire alcuni degli artefatti storici che ne hanno alimentato la complessità. Il trattato sulle acque del Nilo del 1929, firmato tra l’Egitto e la Gran Bretagna, allora potenza coloniale del Sudan, conferiva al Cairo una posizione di vantaggio, garantendo all’Egitto una quota predominante delle acque del fiume e il diritto di veto su qualsiasi progetto idrico che potesse alterare il flusso del Nilo. Successivamente, l’accordo del 1959 tra Egitto e Sudan ha ulteriormente consolidato questo dominio egiziano, assegnando a ciascun paese una quota fissa delle risorse idriche, ma escludendo l’Etiopia che, pur essendo il principale paese di origine delle acque del Nilo Azzurro, non ha mai riconosciuto tali accordi.
La crescente popolazione etiope e il bisogno di sviluppo hanno spinto Addis Abeba a sfruttare le proprie risorse idriche per rispondere alle necessità interne, ma questa decisione ha messo in discussione i diritti storici dell’Egitto, generando una disputa che oggi rappresenta una delle principali fonti di tensione nella regione. Il rischio di un conflitto diretto tra Egitto ed Etiopia è sempre più concreto, sebbene entrambi i paesi abbiano finora cercato di mantenere un canale diplomatico aperto.
In conclusione, la questione GERD non è soltanto una disputa su risorse naturali, ma rappresenta uno scontro tra due visioni opposte di sovranità e sviluppo. L’Etiopia vede nella diga un simbolo della propria indipendenza e del proprio diritto allo sviluppo, mentre l’Egitto, forte della propria eredità storica e dei diritti acquisiti, teme per la propria sopravvivenza idrica. Soluzioni diplomatiche sembrano l’unica strada percorribile per evitare un’escalation che potrebbe destabilizzare l’intera regione, ma la mancanza di fiducia reciproca e l’assenza di un accordo vincolante rendono il futuro della disputa altamente incerto.