L’Oman si prepara a ospitare un incontro tra rappresentanti dell’Iran, di diversi Stati del Golfo e dell’Iraq per affrontare la sicurezza dello Stretto di Hormuz e le condizioni della navigazione lungo una delle rotte marittime più strategiche al mondo. L’iniziativa diplomatica arriva mentre prosegue il conflitto tra Iran, Stati Uniti e Israele e il presidente statunitense Donald Trump prevede una conclusione relativamente rapida delle ostilità, sostenendo che Washington mantiene il controllo dello stretto.
Secondo quanto riportato da Reuters, un funzionario iraniano ha affermato che Teheran sta cercando di introdurre dazi sulle navi in transito attraverso lo Stretto di Hormuz, ipotesi alla quale il Sultanato dell’Oman si sarebbe opposto.
Il funzionario ha spiegato che l’incontro, previsto per lunedì su invito di Mascate, avrà al centro le rotte di navigazione e le questioni relative alla sicurezza dello stretto, precisando che Teheran non intende firmare alcun accordo in questa fase.
Alla riunione prenderanno parte l’Iran, diversi Stati del Golfo e l’Iraq, nell’ambito degli sforzi regionali per garantire la sicurezza marittima in una delle principali arterie per l’approvvigionamento energetico e il commercio internazionale.
Il Bahrein ha tuttavia annunciato che non parteciperà all’incontro. In un comunicato, il ministero degli Esteri ha dichiarato che il Regno “non prenderà parte ad alcun incontro collettivo che includa l’Iran prima del ripristino delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi”.
Manama ha aggiunto che “il dialogo non può basarsi sull’ignorare i fatti”, richiamando gli attacchi contro infrastrutture e obiettivi civili subiti durante il conflitto e attribuiti all’Iran.
La posizione del Bahrein arriva mentre l’Oman tenta di favorire un confronto regionale sulla sicurezza marittima e sulle rotte di transito attraverso Hormuz, in un quadro di persistenti tensioni militari e di pesanti conseguenze per il commercio e gli approvvigionamenti energetici.
Parallelamente, il ministero degli Esteri iraniano ha ribadito che il programma nucleare di Teheran ha finalità esclusivamente pacifiche, accusando alcuni rapporti dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica di essere stati utilizzati per giustificare quella che l’Iran definisce “l’aggressione” contro il Paese.
Teheran ha inoltre annunciato che presenterà i risultati dei negoziati con l’Oman sulle rotte di transito attraverso Hormuz al prossimo incontro degli Stati del Golfo.
Lo stretto è diventato uno dei principali punti di contesa del conflitto dopo la chiusura annunciata dall’Iran, che ha alimentato i timori internazionali sulla circolazione delle petroliere e sulla sicurezza degli approvvigionamenti energetici.
Il ministero degli Esteri iraniano ha precisato che l’intesa con l’Oman non comporta automaticamente il ripristino della sicurezza nello stretto, sottolineando che il blocco e il confronto economico con gli Stati Uniti continuano a condizionare la situazione.
Sul piano politico, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha dichiarato che il Medio Oriente “non ha bisogno di un poliziotto”, con un riferimento agli Stati Uniti. Durante un incontro con il primo ministro malese Anwar Ibrahim, a margine del vertice BRICS di Nuova Delhi, Pezeshkian ha affermato che la sicurezza regionale deve essere garantita dai Paesi e dagli attori chiave dell’area.
Donald Trump ha invece ribadito che gli Stati Uniti “non desiderano la guerra né la sua continuazione”, indicando nella pace l’obiettivo di Washington.
Da Dublino il presidente statunitense ha inoltre dichiarato sabato di ritenere che “la guerra con l’Iran finirà dopo le elezioni di metà mandato del Congresso previste per novembre”. Trump ha accusato Teheran di cercare di prolungare il conflitto per influenzare il voto statunitense e ha previsto che i prezzi del petrolio “crolleranno” una volta terminate le ostilità.
Il conflitto è scoppiato il 28 febbraio, quando Stati Uniti e Israele hanno lanciato una serie di attacchi contro l’Iran. Teheran ha risposto annunciando la chiusura dello Stretto di Hormuz, passaggio cruciale per il commercio marittimo internazionale e per le forniture energetiche. Le conseguenze del confronto si sono progressivamente estese a diversi Paesi della regione, tra attacchi e contrattacchi e il rischio di un’ulteriore escalation.
Teheran sostiene che i propri attacchi missilistici e con droni siano diretti contro basi e installazioni militari utilizzate dagli Stati Uniti, anche se nel corso delle operazioni sono stati colpiti anche siti e infrastrutture civili.



