HÉNIN-BEAUMONT — Marine Le Pen, 57 anni, è salita sul palco di Hénin-Beaumont — cittadina mineraria del Pas-de-Calais, nel nord della Francia, feudo storico del suo partito — con un accessorio che nessun candidato all’Eliseo aveva mai portato: il braccialetto elettronico imposto dalla giustizia. Non lo ha nascosto. Lo ha trasformato, davanti ai suoi, nella prova della persecuzione che denuncia da mesi.

È così che la leader del Rassemblement National (l’ex Front National, ribattezzato nel 2018) ha lanciato questo pomeriggio la sua quarta campagna presidenziale, in vista del voto dell’aprile 2027. E lo ha fatto da favorita: nonostante la condanna, riferisce l’emittente pubblica internazionale francese France 24, i sondaggi continuano a darla in testa, forte di vent’anni di notorietà nazionale e di un’agenda — la «preferenza nazionale» — che ormai detta i temi del dibattito, mentre la sinistra non riesce a trovare un candidato comune.

Il fardello giudiziario, però, è pesante. Il 7 luglio la Corte d’appello di Parigi ha confermato la condanna per la distrazione di fondi del Parlamento europeo, usati per pagare assistenti che in realtà lavoravano per il partito: 45 mesi di ineleggibilità, di cui 30 sospesi e 15 effettivi già scontati, tre anni di carcere di cui due sospesi, e un anno di braccialetto elettronico. In primo grado, nel marzo 2025, erano stati cinque anni di ineleggibilità con esecuzione immediata; rischiava fino a dieci. Con lei sono stati condannati otto dirigenti ed ex dirigenti del partito e una dozzina di assistenti parlamentari.

La corsa contro il calendario

Può davvero candidarsi, allora? Sì, ma per un soffio: l’ineleggibilità scade ad aprile 2027, e il primo turno è fissato per il 18 di quel mese, con ballottaggio il 2 maggio. La vera partita di Le Pen non è contro gli avversari politici: è contro il calendario dei giudici. Per questo ha annunciato il ricorso in Cassazione, sostenendo che sospenda l’esecuzione della pena e le consenta di fare campagna senza cavigliera; può inoltre chiedere la riduzione del braccialetto a sei mesi, che la libererebbe dall’inizio del nuovo anno. «Quando si è candidati alla presidenza, si deve essere completamente liberi di muoversi», aveva detto prima del verdetto ai media francesi: non può «dipendere da un magistrato per tenere un comizio a Romorantin o visitare un mercato a Hénin-Beaumont». Il suo avvocato, Rodolphe Bosselut, si era detto soddisfatto solo «in parte»: la sentenza d’appello è «un buon inizio».

Il partito, intanto, tiene pronta la riserva: Jordan Bardella, 30 anni, presidente del Rassemblement National, era l’alternativa designata se la fondatrice fosse rimasta esclusa dalla corsa. Oggi torna nel ruolo di delfino. Ma il comizio di Hénin-Beaumont dice che Le Pen non intende cedergli il posto.

Il campo che si troverà davanti è il più affollato della storia della Quinta Repubblica: le proiezioni parlano di 17 candidati, uno in più del record del 2002. Emmanuel Macron non può ricandidarsi dopo due mandati consecutivi, e lascia un Paese politicamente instabile — a Matignon, la palazzina del premier, si sono succeduti in due anni Michel Barnier, François Bayrou e ora Sébastien Lecornu. A destra i Républicains hanno scelto in aprile Bruno Retailleau; a sinistra le primarie unitarie dell’11 ottobre nascono già azzoppate, con Mélenchon, Glucksmann e Roussel che hanno respinto il progetto comune.

A Hénin-Beaumont, per un curioso incrocio, siede in consiglio comunale anche Marine Tondelier, la segretaria nazionale dei Verdi francesi. Ma oggi la scena era tutta della sua omonima. Con una caviglia che, almeno fino a Capodanno, resta nelle mani dei giudici.