La geopolitica dei porti del Corno d’Africa

La Somalia esternalizza la difesa delle sue acque territoriali alla Turchia.

di Francesco Frasca

Il Consiglio dei ministri della Somalia ha ratificato un nuovo accordo marittimo con la Turchia che esternalizza la protezione delle acque territoriali della Somalia per dieci anni. Lo storico patto di difesa e di cooperazione economica apre la strada a una possibile rivoluzione all’interno del sistema di sicurezza del Paese, che ha subito cambiamenti e riforme radicali nel recente passato. La Somalia deve ancora costruire le forze navali che metterebbero in sicurezza i 3.333 chilometri di costa ricchi di minerali e altre risorse marittime.
L’intesa garantisce alla Turchia “autorità globale” sulla difesa e la gestione del territorio marittimo della Somalia. Ankara riceverebbe presumibilmente il 30% delle entrate della zona economica esclusiva della Somalia, come compenso per i suoi servizi di sicurezza marittima.
La Marina turca opera già dal 2009 al largo delle coste della Somalia e nel Golfo di Aden nell’ambito di una missione delle Nazioni Unite per combattere la pirateria.
L’accordo pone l’accento sulla lotta contro la pesca illegale nelle acque somale, che costa al paese milioni di dollari, mentre gli sforzi per affrontare il problema della pesca non regolamentata si trovano in un vicolo cieco.
Con il trattato la Turchia si impegna a costruire ed equipaggiare la marina somala fornendo addestramento e attrezzature in modo che possa proteggere meglio le sue acque territoriali da minacce come il terrorismo, la pirateria e le “interferenze straniere”.
La Somalia dipende in gran parte dai partner internazionali per sua difesa e per questo il paese ospita oltre 15mila truppe straniere. In particolare la African Union Transition Mission in Somalia (ATMIS) è stata responsabile dei protocolli di sicurezza nel paese.
Per molto tempo la Turchia ha investito molte risorse nell’addestramento delle truppe d’élite GorGor, fondamentali nella lotta contro al-Shabaab. Inoltre ha aperto una base militare nel 2017 che funge da centro di addestramento e fornisce supporto alle operazioni di sicurezza e di difesa nel paese.
Questa presenza militare riflette l’impegno della Turchia nel sostenere la Somalia nell’affrontare le minacce alla sicurezza e nel contribuire alla stabilità della regione, e il patto sottoscritto libererà questo potenziale come misura strategica per salvaguardare il Paese dalle sfide marittime.
Per la Somalia il patto offre un supporto cruciale per le iniziative di sviluppo, mentre per la Turchia rappresenta un’opportunità per espandere la propria influenza e approfondire il proprio impegno in Africa orientale.
L’accordo si inserisce in un contesto di crescente tensione tra Somalia ed Etiopia in seguito alla firma del 1 gennaio scorso di un protocollo d’intesa tra Etiopia e Somaliland, che la Somalia ha condannato come violazione della sua sovranità e integrità territoriale.
L’Etiopia sta cercando 20 chilometri del Mar Rosso all’interno del Somaliland per la creazione di una base militare e di un porto.
L’accordo garantisce all’Etiopia l’accesso navale e commerciale ai porti lungo la costa del Somaliland, in cambio del riconoscimento della sua indipendenza. Dal 1991 questa regione autonoma autoproclamata,, situata nella parte settentrionale della Somalia, ha dichiarato la propria indipendenza dalla Somalia centrale, anche se non è stata ufficialmente riconosciuta a livello internazionale come uno stato indipendente.
L’Etiopia utilizza già i porti del Somaliland, come il porto di Berbera, per il trasporto di merci e il transito di merci importate ed esportate attraverso il Mar Rosso. Questo ha contribuito a rafforzare i legami economici tra i due paesi.
I dettagli di tale accordo non sono stati resi pubblici, ma la Somalia ha comunque condannato fermamente la mossa etiope e la Turchia ha sostenuto Mogadiscio nella vicenda. In ultima ratio la Somalia sarebbe pronta ad entrare in guerra, perché considera il Somaliland parte del suo territorio, anche se gode di un’indipendenza de facto da tre decenni.
La Turchia, i cui investimenti nei porti del Corno d’Africa hanno seguito quelli del Qatar, ma con un approccio più militarizzato, si ripropone così come un attore chiave in Somalia. In competizione con gli Emirati Arabi Uniti e altri Stati arabi del Golfo, Ankara lotta per l’influenza in un paese strategico situato sulle rive dell’Oceano Indiano e del Golfo di Aden, una via verso il Mar Rosso.