La guerra in Iran spinge diversi Paesi in Asia e Africa a puntare sull’energia nucleare

di Giuseppe De Santis –

La chiusura dello stretto di Hormuz ha messo in evidenza i rischi legati alle oscillazioni dei prezzi del petrolio, che possono mettere in ginocchio le economie di diversi Paesi, lasciando i governi con poche leve a disposizione. Per questo motivo, numerosi Stati in Asia e Africa stanno cercando di limitare l’impatto di future crisi petrolifere, riducendo la dipendenza dall’oro nero e puntando sulla costruzione di centrali nucleari in grado di fornire energia pulita e continua. In questo contesto, è significativo che il Giappone abbia riaperto alcune centrali nucleari chiuse dopo il disastro di Fukushima, mentre la Corea del Sud sta accelerando la manutenzione di cinque reattori per riattivarli il prima possibile. Anche Taiwan sta valutando la riapertura di due centrali chiuse diversi anni fa. Vietnam e Bangladesh, che non hanno mai avuto centrali nucleari, hanno recentemente firmato accordi con la società russa Rosatom per la costruzione di nuovi impianti; nel caso del Bangladesh, la prima centrale dovrebbe essere completata entro l’estate. Nelle Filippine esiste invece una centrale costruita tra gli anni Settanta e Ottanta, mai entrata in funzione per timori legati alla sicurezza, ma il governo sta ora valutando la sua riattivazione dopo adeguati controlli. Per quanto riguarda l’Africa, attualmente solo il Sudafrica dispone di una centrale nucleare, che fornisce circa il 5% dell’energia nazionale, ma il governo punta ad aumentare questa quota fino al 16% entro il 2040. Oltre al Sudafrica, altri venti Stati africani stanno avviando programmi nucleari: mentre Kenya e Ghana si affidano a società americane, Paesi come Egitto, Etiopia, Burkina Faso, Tanzania e Niger hanno siglato accordi con Rosatom. Un elemento rilevante di questi progetti è che, oltre alle grandi centrali, molti Paesi stanno investendo nei reattori modulari di piccole dimensioni, che possono essere prodotti in serie e risultano meno costosi.