“Disinnescando le parole si compiono i primi passi per costruire la pace sociale e promuovere una cultura fondata sul dialogo, sulla tolleranza e sul rispetto delle differenze”. È il messaggio lanciato da monsignor Christophe-Zakhia El-Kassis, nuovo osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite, intervenuto a New York alla Conferenza mondiale dedicata al dialogo interreligioso e interculturale e alla lotta contro l’incitamento all’odio.
L’arcivescovo di origine libanese ha richiamato le parole di Leone XIV contenute nell’enciclica Magnifica humanitas, sottolineando il peso che il linguaggio esercita nella vita pubblica e nelle relazioni quotidiane. “Le parole hanno un potere enorme”, ha ricordato, evidenziando come un uso responsabile del linguaggio rappresenti un contributo concreto alla costruzione di una società più umana.
L’incontro è stato organizzato dal Regno del Marocco, dall’Ufficio delle Nazioni Unite per la prevenzione del genocidio e la responsabilità di proteggere e dall’Alleanza delle civiltà delle Nazioni Unite. Nel suo intervento, El-Kassis ha ribadito che ogni persona, in quanto creata a immagine e somiglianza di Dio, possiede una dignità inviolabile. Nessuna ideologia, forma di odio o espressione di disprezzo può dunque negare o ridurre tale dignità.
Da questo principio, ha spiegato il rappresentante vaticano, deriva il dovere morale di contrastare ogni forma di intolleranza, discriminazione e incitamento all’odio. Fenomeni che, oltre a ferire la convivenza tra gli individui e le comunità, minano le basi della pace e possono aprire la strada alla violenza e alla persecuzione.
L’incitamento all’odio, rivolto a persone o gruppi per motivi religiosi, etnici, nazionali o per qualsiasi altra caratteristica, “avvelena il dibattito pubblico” e alimenta le divisioni. Secondo El-Kassis, esso contraddice il principio dell’amore verso il prossimo e contribuisce a creare un clima nel quale la violenza può trovare terreno fertile.
La Santa Sede ha inoltre precisato che la tolleranza non coincide né con l’indifferenza né con il relativismo. Essa consiste, piuttosto, nel riconoscimento concreto della pari dignità di ogni persona e della libertà di coscienza. Un obiettivo che richiede pazienza, ascolto, confronto e il superamento degli stereotipi.
In questa prospettiva, il dialogo tra religioni e culture viene indicato come uno strumento essenziale per ridurre i pregiudizi e favorire una convivenza pacifica. El-Kassis ha infine richiamato il rapporto tra libertà di espressione e responsabilità: la libertà di parola è un diritto fondamentale, ma non può essere invocata per giustificare messaggi che promuovono deliberatamente odio o violenza.
Un linguaggio di questo tipo, ha concluso, non protegge la libertà, ma ne compromette le condizioni di esistenza.


