BARCELLONA — I pompieri della Generalitat di Catalogna hanno recuperato giovedì mattina il corpo di un uomo travolto dalle acque a Olivella, paese della comarca del Garraf, una quarantina di chilometri a ovest di Barcellona. L’uomo era al volante di un’auto trascinata mercoledì notte da una riera — i torrenti effimeri della costa catalana, asciutti per mesi e letali in poche ore — e il corpo è stato trovato a circa 500 metri dal punto in cui il veicolo era stato spazzato via, riferisce l’agenzia francese Afp. I Mossos d’Esquadra, la polizia catalana, hanno confermato che si trattava del conducente; i vigili del fuoco hanno corretto una prima informazione della Protezione civile, che parlava di una donna dispersa.

È la prima vittima dei nubifragi che da mercoledì flagellano la Spagna orientale. L’agenzia meteorologica statale Aemet ha attivato brevemente per Barcellona l’allerta rossa, il livello massimo, per rischio di alluvioni lampo; a Valencia diversi comuni hanno registrato oltre 70 millimetri di pioggia in mezz’ora. «Raramente abbiamo visto accumuli in 30 minuti come quello di oggi», ha scritto su X l’associazione meteorologica valenciana Avamet.

I numeri dell’emergenza sono pesanti. In Catalogna i servizi di soccorso hanno ricevuto oltre 850 chiamate e compiuto più di 500 interventi; nella provincia di Valencia gli incidenti registrati sono 478, in gran parte allagamenti, infiltrazioni e danni al traffico. A Sitges, cittadina balneare a sud di Barcellona, decine di persone sono state evacuate da un campeggio dopo che la Riera de Ribes ha rotto l’argine sinistro.

I trasporti sono andati in tilt su entrambi i fronti. A Barcellona alcune stazioni della metropolitana sono state chiuse, gli autobus deviati, i treni regionali paralizzati, mentre all’aeroporto di El Prat — il secondo scalo spagnolo per traffico — si sono accumulati ritardi e cancellazioni, secondo la Bbc. A Valencia tutte le linee della metro sono state sospese e l’aeroporto è rimasto temporaneamente chiuso. Sui social circolano immagini di auto semisommerse e di soccorritori che raggiungono un veicolo intrappolato in un sottopasso allagato.

L’ombra dell’ottobre 2024

Il presidente del governo spagnolo Pedro Sánchez ha invitato mercoledì sera alla «massima cautela», chiedendo di seguire le indicazioni ufficiali; le autorità di Catalogna e Comunità Valenciana hanno raccomandato di evitare gli spostamenti non necessari. E i telefoni dei residenti delle due regioni hanno squillato con i messaggi di Es-Alert, il sistema di allarme pubblico spagnolo — l’equivalente dell’It-Alert italiano.

Proprio quegli squilli raccontano la partita vera: dopo la catastrofe dell’ottobre 2024, nessuna amministrazione spagnola può più permettersi un’allerta arrivata in ritardo. Allora una Dana — la «goccia fredda» mediterranea — scaricò sulla provincia di Valencia una quantità d’acqua che uccise oltre 230 persone, e le polemiche sui messaggi di allarme inviati quando le strade erano già fiumi travolsero la politica regionale. Questa volta allerta rossa e telefoni hanno preceduto la pioggia.

Il nubifragio chiude peraltro una stagione estrema: la Spagna esce dall’estate più calda mai registrata e da un inizio di settembre eccezionalmente rovente. È la meccanica nota del Mediterraneo surriscaldato: un mare che per mesi accumula calore e poi, alle prime perturbazioni d’autunno, lo restituisce sotto forma di muri d’acqua. Nel 2024 servirono settimane per contare i morti nel fango di Paiporta. Oggi, per ora, la conta si ferma a un automobilista di Olivella.