STOCCOLMA — «Chi governerà la Svezia?» È la domanda che da domenica notte attraversa Stoccolma, e la risposta più probabile ha il volto di Magdalena Andersson. Il conteggio della notte elettorale assegna al blocco di sinistra guidato dall’ex premier socialdemocratica tre seggi di vantaggio sulla coalizione del primo ministro conservatore Ulf Kristersson e dei Democratici svedesi, il partito di ultradestra che per quattro anni ha sorretto il governo dall’esterno.

La sconfitta della destra, scrive Politico Europe, ribalta il Paese che l’Europa aveva eletto a laboratorio della linea dura su immigrazione e sicurezza. Domenica 13 settembre oltre 8 milioni di elettori hanno rinnovato i 349 seggi del Riksdag, il parlamento monocamerale che elegge il primo ministro. Era la prima elezione dall’ingresso nella Nato, nel marzo 2024, dopo oltre due secoli di non allineamento.

Bastano tre seggi? Alle 00:15 della notte elettorale era scrutinato l’85% delle schede; i voti dall’estero e quelli anticipati arrivati in ritardo entrano per prassi nel conteggio definitivo del mercoledì successivo. È un margine da apnea, ma sufficiente: la destra non ha mai colmato il distacco nel corso dello spoglio.

Con chi governerà Andersson? Il suo blocco tiene insieme quattro partiti che concordano su poco: i Socialdemocratici, la Sinistra di Nooshi Dadgostar, i Verdi e il Centro, formazione liberale di campagna che con la sinistra radicale condivide quasi soltanto l’avversione per i Democratici svedesi. L’economista che guidò il governo fino al 2022 — e che portò la Svezia alla porta della Nato — dovrà cucire una maggioranza risicata in un parlamento che alla vigilia contava 9 deputati indipendenti, un record.

La scommessa perduta dei Liberali

E i Liberali, sopravvivono? È l’altra incognita della notte. Il piccolo partito di governo è rimasto sotto la soglia di sbarramento del 4% in quasi tutti i sondaggi della legislatura. A marzo aveva tentato il colpo di reni firmando con Jimmie Åkesson, il leader dei Democratici svedesi, la cosiddetta «promessa svedese»: ministeri all’ultradestra in caso di vittoria e un referendum sull’euro nel 2030. La scommessa non ha pagato, e rischia di costare al partito il seggio in parlamento.

Perché la destra ha perso? La campagna non si è giocata sul terreno che aveva scelto. Un sondaggio dell’istituto Novus di agosto metteva in cima alle preoccupazioni degli svedesi la sanità e la scuola, prima dell’ordine pubblico e dell’immigrazione. Poi, il 21 agosto, l’attacco alla scuola Brinellskolan di Fagersta, cittadina industriale a due ore da Stoccolma: uno studente di 18 anni, armato di spada, ha ucciso una persona e ne ha ferite tre. I comizi furono sospesi; la mattina dopo Kristersson e Andersson deponevano fiori fianco a fianco al memoriale. Il tema della sicurezza, cavallo di battaglia della destra, si è trasformato in una domanda sulla scuola e sul disagio dei giovani — terreno della sinistra.

Kristersson, per ora, tace sul proprio futuro. La procedura svedese non gli impone fretta: sarà il presidente del Riksdag — l’equivalente del nostro presidente della Camera — a condurre le consultazioni quando il nuovo parlamento si insedierà, e a proporre il nome del premier.

Intanto una cosa è certa: l’accordo di Tidö, il patto dell’ottobre 2022 che aveva legato per la prima volta un governo svedese all’appoggio dell’ultradestra, è finito. Chiunque guidi il prossimo esecutivo lo farà con il margine più sottile, in un Paese appena entrato nella Nato e con la guerra russa oltre il Baltico. Tre seggi separano la Svezia dal suo nuovo corso. Per ora, tengono.