Lo scontro ai vertici delle istituzioni ucraine si allarga. Il procuratore generale dimissionario Ruslan Kravchenko ha firmato un avviso di sospetto nei confronti del direttore dell’Ufficio nazionale anticorruzione dell’Ucraina (NABU), Semen Kryvonos, aprendo un nuovo fronte nella battaglia che da mesi contrappone la procura agli organismi anticorruzione del Paese.

Secondo Reuters, Kravchenko ha notificato a Kryvonos il sospetto di falsificazione di documenti e di altri illeciti. NABU e Procura specializzata anticorruzione (SAPO) hanno respinto le accuse, interpretandole come parte della pressione esercitata contro le istituzioni anticorruzione indipendenti. Kravchenko non risulta invece formalmente indagato nell’inchiesta che nelle ultime settimane ha investito il suo ufficio.

Particolarmente significativo è il retroscena politico. Secondo fonti citate dalla stampa ucraina, alcune delle ultime iniziative di Kravchenko non sarebbero state concordate con l’Ufficio del presidente Volodymyr Zelensky. Una fonte anonima ha descritto in termini estremamente duri il comportamento del procuratore, arrivando a dire che “è impazzito” e ipotizzando che possa avere avuto “un attacco di panico”. Si tratta di giudizi attribuiti a interlocutori anonimi e non di valutazioni mediche sullo stato di salute di Kravchenko.

Il contrasto si inserisce in una crisi istituzionale ben più ampia. RBC-Ucraina descrive apertamente una macchina statale attraversata da “guerre interne e scandali” e riferisce che anche all’interno della squadra di governo viene riconosciuta una crescente perdita di controllo. Secondo la testata, dirigenti e parlamentari temono inoltre nuove iniziative investigative del NABU. 

Kravchenko aveva presentato le dimissioni il 7 settembre dopo che un’indagine di NABU e SAPO aveva raggiunto il suo ufficio. Gli investigatori sostengono di avere scoperto un’organizzazione che avrebbe garantito protezione a call center fraudolenti in cambio di denaro e riciclato i proventi delle attività illegali. Un funzionario dell’Ufficio del procuratore generale è stato coinvolto nell’inchiesta. Kravchenko ha negato qualsiasi responsabilità personale e ha definito le proprie dimissioni una “decisione politica”, spiegando di non voler permettere che la procura diventasse uno strumento di scontro politico. 

Il cambio di posizione è stato repentino. Poche ore prima Kravchenko aveva affermato pubblicamente di non avere intenzione di dimettersi volontariamente, sostenendo che un’eventuale rimozione spettasse al presidente e alla Verkhovna Rada. Dopo un lungo colloquio con Zelensky ha invece presentato le dimissioni. Prima di incontrarlo, il presidente aveva parlato con i vertici di NABU e SAPO. 

Secondo RBC-Ucraina, anche la decisione iniziale di Kravchenko di reagire duramente alle accuse provenienti dal NABU sarebbe stata una sua iniziativa personale. Il problema, riferiscono fonti della testata, è che la sua difesa aveva cominciato ad apparire come una risposta dell’intera verticale del potere ucraino contro gli organismi anticorruzione. Sarebbe stato proprio questo uno degli argomenti affrontati nell’incontro alla Bankova che ha preceduto le dimissioni. (RBC-Ucraina)

La vicenda riporta al centro il difficile rapporto tra Zelensky e le strutture anticorruzione. Nell’estate del 2025 la maggioranza aveva approvato una legge che attribuiva alla procura nuovi poteri sul NABU e sulla SAPO, riducendone l’indipendenza. Dopo le proteste nelle città ucraine e le pressioni internazionali, Zelensky presentò un nuovo provvedimento che ripristinò l’autonomia delle due istituzioni, successivamente approvato dalla Rada con 331 voti.

Il NABU, istituito nel 2015, ha nel frattempo assunto un peso crescente negli equilibri politici ucraini. Negli ultimi mesi le sue indagini hanno raggiunto parlamentari, ministri e figure vicine alla presidenza. Il Financial Times lo ha descritto come una sorta di “spada di Damocle” sulla classe politica ucraina, sottolineando come i tentativi di ridurne l’autonomia abbiano incontrato la resistenza della società civile e degli alleati occidentali. (Financial Times)

La contrapposizione tra Kravchenko e Kryvonos assume quindi una dimensione che supera il singolo procedimento giudiziario. Sullo sfondo c’è una lotta per gli equilibri di potere tra la procura tradizionale, gli organismi anticorruzione e la presidenza, mentre Kiev deve contemporaneamente dimostrare ai partner europei di poter garantire l’indipendenza delle istituzioni incaricate di combattere la corruzione. Reuters sottolinea che proprio i progressi in questo settore rappresentano uno degli elementi centrali nel percorso dell’Ucraina verso l’adesione all’Unione europea. (Reuters)