HELSINKI — «Non avrebbe alcun senso». Con una battuta ai cronisti Alexander Stubb, presidente della Finlandia, ha liquidato lunedì mattina a Helsinki l’ipotesi di testate nucleari sul suolo finlandese. E sulla prevedibile irritazione di Mosca ha aggiunto tre parole: «Manteniamo la testa fredda».
La notizia che quelle frasi accompagnano è di quelle che ridisegnano la mappa: la Finlandia ha aderito all’iniziativa francese di «deterrenza avanzata», il progetto di estensione del ragionamento nucleare di Parigi ai partner europei lanciato da Emmanuel Macron a marzo, riferiscono Politico Europe e Le Monde. È il decimo Paese a entrarvi, dopo Svezia, Norvegia, Danimarca, Germania, Regno Unito, Belgio, Paesi Bassi, Italia e Grecia. Ma è il primo a confinare direttamente con la Russia: 1.340 chilometri di frontiera.
La decisione è maturata in colloqui riservati, politici e tecnici, ed è stata sancita da una dichiarazione congiunta pubblicata dalla presidenza finlandese. Stubb l’ha spiegata in una serie di post su X: «L’iniziativa serve prima di tutto a rafforzare la sicurezza europea», «rafforza la responsabilità dell’Europa per la propria difesa e aiuta a prevenire l’escalation». E soprattutto: «Non sostituisce né si sovrappone alla deterrenza nucleare della Nato». Nessuna arma atomica sarà dispiegata in Finlandia in tempo di pace.
Che cosa ottiene allora Helsinki, concretamente? L’accesso alle informazioni sulla dottrina nucleare francese e un posto nel gruppo direttivo che sarà creato nei prossimi mesi per dare corpo all’intesa. Un percorso lungo — lo stesso Stubb lo stima in 10-15 anni — che i finlandesi hanno scelto anche perché i vicini scandinavi erano già saliti a bordo.
Il controllo resta a Parigi
I confini dell’impegno sono netti, e il governo finlandese li ha messi per iscritto. La Francia mantiene il controllo esclusivo del proprio arsenale e resta la sola a definire i propri «interessi vitali»; non c’è alcun ombrello automatico, nessuna garanzia di difesa collettiva, nessun contributo finanziario chiesto agli aderenti. «L’iniziativa francese è diversa dalla deterrenza nucleare della Nato», ha precisato in una nota il ministro della Difesa Antti Häkkänen: i partecipanti «non avranno obblighi paragonabili alla difesa collettiva» dell’Alleanza.
La partita vera, per Helsinki, è un’assicurazione: la deterrenza finlandese resta fondata sulla Nato — di cui il Paese fa parte dal 2023 — e sull’ombrello americano, ma se quell’ombrello dovesse un giorno incrinarsi la Finlandia vuole già un posto al tavolo di Parigi. In patria il sostegno parlamentare è ampio; contraria soltanto l’Alleanza della Sinistra, il partito della sinistra radicale. Mosca, che osteggia l’intera iniziativa francese, non ha gradito.
Il retroterra è una convergenza franco-finlandese costruita in pochi mesi. Macron ha ricevuto Stubb all’Eliseo il 10 settembre; già in estate Parigi aveva annunciato l’invio di truppe al contingente avanzato della Nato in Finlandia — nulla, nel calendario di queste settimane, appare casuale.
E lunedì stesso, a Helsinki, la ministra degli Esteri finlandese Elina Valtonen e il suo omologo francese Jean-Noël Barrot firmano un documento di partenariato strategico tra i due Paesi. Il quadro, insomma, si completa nel giro di una giornata. Ma l’ultima parola Stubb l’aveva già scritta al mattino, quasi a rassicurare gli alleati prima ancora dei rivali: «La priorità assoluta della Finlandia è agire come parte della Nato e dell’Unione europea».


