SAN PAOLO — Un film mai uscito intitolato «The Dark Horse», il cavallo nero; 61 milioni di reais — 12 milioni di dollari — versati da un banchiere oggi in carcere; un destinatario che tra tre settimane si gioca la presidenza del Brasile. Sono gli elementi dell’inchiesta desecretata giovedì a tarda sera dal Supremo tribunale federale e ricostruita dall’Associated Press: Flávio Bolsonaro, senatore, figlio maggiore dell’ex presidente Jair Bolsonaro e principale sfidante di Luiz Inácio Lula da Silva alle presidenziali del 4 ottobre, è indagato per corruzione, riciclaggio ed evasione valutaria.

Secondo l’accusa, il denaro sarebbe servito a produrre una pellicola celebrativa sul padre. Ma per la Procura generale quel «trasferimento di somma ingente» non ha alcuna contropartita economica nota. I sondaggi danno il senatore e Lula statisticamente alla pari al ballottaggio: la partita, da ieri, è tanto giudiziaria quanto elettorale.

Il primo personaggio del giallo è il banchiere. Daniel Vorcaro, ex amministratore delegato e azionista di controllo del Banco Master — istituto poi liquidato dalla Banca centrale —, è stato arrestato a marzo: avrebbe frodato per centinaia di milioni di dollari molti degli 800 mila clienti della banca, compresi fondi pensione di governi statali, spingendoli verso investimenti opachi. Un dettaglio pesa più degli altri: Vorcaro fu fermato mentre tentava di imbarcarsi su un volo per l’estero, il giorno dopo aver scritto al senatore.

Poi ci sono i messaggi estratti dal suo telefono. Il banchiere definiva il finanziamento del film una priorità e riceveva in cambio promesse di sostegno politico; Flávio Bolsonaro avrebbe sollecitato le donazioni e chiesto di accelerare i pagamenti per la troupe. Il senatore respinge tutto: «È molto positivo che i documenti siano stati desecretati. Voglio trasparenza su tutto. Non c’è nulla di sbagliato nel film», ha detto venerdì ai giornalisti a Manaus, capitale dello Stato amazzonico dell’Amazonas, durante una tappa elettorale. Parla di semplice «sponsorizzazione privata».

La pista americana

C’è anche un capitolo statunitense. Un documento sostiene che Eduardo Bolsonaro, fratello del senatore residente in Texas, «ha indicato come le risorse potessero essere gestite negli Stati Uniti»; il rapporto di polizia parla di un trasferimento di circa 12 milioni di dollari, nel 2025, verso un fondo americano a lui collegato. I pm sospettano che il film servisse in realtà a pagare Eduardo. Entrambi i fratelli negano.

Perché gli atti escono solo ora? È il punto che non torna. L’inchiesta era stata aperta a luglio dal giudice André Mendonça — nominato al Supremo proprio da Jair Bolsonaro — su richiesta della polizia federale; per settimane il suo ufficio ha taciuto, tanto che gli alleati di Lula lo accusavano di proteggere il senatore. Le migliaia di pagine sono uscite solo dopo che il presidente della corte, Luiz Edson Fachin, gli ha ordinato di pubblicare tutto entro 24 ore. Lula, dal canto suo, chiede di indagare e rendere pubblico ogni atto, «senza riguardo per chi colpisce» — sapendo bene che lo scandalo colpisce soprattutto la destra.

Intanto la corte stessa è nel caos. Il Supremo ha annullato le sedute per il secondo giorno consecutivo, riferisce Al Jazeera: Mendonça ha diffuso messaggi che la polizia attribuisce a Vorcaro in contatto con un altro giudice, Alexandre de Moraes; Moraes lo ha accusato di abuso di autorità; Fachin ha convocato la plenaria sui presunti legami tra il collega e il banchiere. A tre settimane dal voto, il tribunale che dovrà giudicare il caso è esso stesso sotto inchiesta. E nessuno, a Brasilia, sa dire chi uscirà indenne dalle prossime pagine.