WASHINGTON — Non un allarme isolato, perso nel rumore di fondo: tre anni di avvertimenti, uno dopo l’altro, sulla scrivania di due presidenti. È il disegno che emerge dai 71 President’s Daily Brief — il bollettino riservato che ogni mattina l’intelligence consegna alla Casa Bianca — declassificati venerdì dalla Cia nel venticinquesimo anniversario dell’11 settembre.

È il più grande rilascio di briefing presidenziali mai compiuto dall’agenzia: oltre cento pagine — molte ancora coperte da vistose cancellature — che il direttore John Ratcliffe ha presentato come «un atto di eccezionale trasparenza», riferisce l’Associated Press. I documenti, spiega la stessa Cia, raccontano come gli analisti costruirono la loro comprensione di al Qaida «nonostante informazioni scarse, vaghe e imperfette».

Il foglio che pesa più di tutti porta la data del 10 settembre 1998. Due pagine, titolo «Bin Ladin’s Location and Intentions», consegnate a Bill Clinton poche settimane dopo gli attentati alle ambasciate americane in Kenya e Tanzania e dopo il fallito raid di rappresaglia con i missili Tomahawk su Afghanistan e Sudan del 20 agosto. I sostenitori di Osama bin Laden, avvertivano gli analisti, «potrebbero lanciare un aereo carico di esplosivo contro una città americana». Tre anni prima delle Torri, quasi giorno per giorno. Ma lo stesso memo ammetteva che «l’intelligence non fornisce informazioni conclusive» sulle intenzioni del capo di al Qaida. Un altro documento del lotto spiegava a Clinton che «l’opzione preferita» di Bin Laden era colpire gli americani in casa loro, a Washington.

Tre anni di avvertimenti

Il resto del fascicolo è una sequenza che oggi si legge come un conto alla rovescia. Febbraio 1998: i terroristi cercano armi di distruzione di massa. Luglio 1998: segnalazioni di attacchi pianificati dentro gli Stati Uniti. Il 4 dicembre 1998 il titolo è secco: «Bin Ladin si prepara a dirottare aerei Usa». Maggio 1999: scienziati al servizio della rete lavorano a un ordigno nella città afghana di Herat, pronto «in uno o due mesi». Dicembre 2000: al Qaida è «determinata a compiere attacchi terroristici spettacolari» contro gli Stati Uniti. E all’inizio del 2001 un memo mette in guardia il neopresidente George W. Bush sulla disponibilità del gruppo ad «attacchi non convenzionali».

C’è qualcosa di davvero nuovo, in tutto questo? No: le commissioni d’inchiesta del Congresso avevano già stabilito da anni che le agenzie conoscevano la minaccia, osserva NBC News. Ma il quadro d’insieme, letto in originale, ha una sua crudezza: gli analisti sapevano il chi e avevano persino intuito il come; non ebbero mai il dove e il quando. L’ultimo documento del lotto è datato 12 settembre 2001: una fonte riferisce che gli attacchi erano stati pianificati per due anni e che tra gli obiettivi c’era anche il Campidoglio. A quel punto i morti erano già quasi 3.000.

La declassificazione è arrivata nel giorno delle cerimonie ufficiali. Al Pentagono il presidente Donald Trump — «non dimenticheremo mai» — ha guidato la commemorazione accanto al segretario alla Difesa Pete Hegseth e al capo di stato maggiore congiunto, il generale dell’Aeronautica Dan Caine. Intanto i dati federali consegnano una cifra che allunga l’ombra di quel giorno: i morti per le malattie legate all’11 settembre — i soccorritori e i sopravvissuti avvelenati dalle polveri di Ground Zero — hanno ormai superato le vittime degli attentati. A loro, quest’anno, è stato dedicato un nuovo minuto di silenzio. Un quarto di secolo dopo, l’11 settembre continua a uccidere.