di Giuseppe Gagliano – 

Vladimir Putin è a Nuova Delhi dall’11 al 13 settembre per partecipare al vertice dei BRICS e rafforzare i rapporti economici, energetici e militari con l’India. Il programma comprende la partecipazione al Forum economico, il colloquio con il primo ministro Narendra Modi e una visita alla rassegna industriale Innoprom.

Al momento, tuttavia, il bilaterale tra Putin e Modi non si è ancora concluso. È quindi necessario distinguere gli accordi già sottoscritti dalle proposte che potrebbero essere affrontate durante la visita.

Russia e India non sono legate da un’alleanza formale. I due Paesi definiscono il proprio rapporto una “partnership strategica speciale e privilegiata”, costruita attorno a interessi convergenti: sicurezza energetica indiana, accesso russo a uno dei maggiori mercati mondiali, cooperazione militare e nucleare e sostegno a un sistema internazionale maggiormente multipolare.

La cornice economica è rappresentata dal Programma di cooperazione fino al 2030, adottato durante il vertice annuale del dicembre 2025. L’obiettivo è portare gli scambi bilaterali a 100 miliardi di dollari l’anno e, soprattutto, ridurre il forte squilibrio commerciale esistente.

L’India importa dalla Russia grandi quantità di petrolio, carbone, fertilizzanti e altre materie prime, mentre le esportazioni indiane verso il mercato russo rimangono molto inferiori.

Mosca punta quindi ad aumentare gli acquisti di medicinali, prodotti chimici, macchinari, prodotti agricoli, tessili e servizi informatici indiani. Nuova Delhi cerca contemporaneamente maggiore accesso al mercato russo e opportunità per le proprie imprese negli spazi lasciati liberi dalle società occidentali.

Tra i dossier economici figura anche un possibile accordo di libero scambio tra India e Unione economica eurasiatica. Rimane però il problema dei pagamenti. Il maggiore utilizzo delle valute nazionali riduce la dipendenza dal dollaro, ma l’accumulo di rupie difficilmente convertibili ha rappresentato una difficoltà per gli operatori russi.

Tra le soluzioni allo studio figurano maggiori investimenti russi nell’economia indiana, meccanismi di compensazione commerciale e una crescente integrazione dei sistemi di pagamento utilizzati dai Paesi BRICS.

L’energia rimane il principale pilastro economico della relazione. Dopo l’inizio della guerra in Ucraina, l’India ha aumentato considerevolmente gli acquisti di greggio russo, beneficiando degli sconti praticati da Mosca. Le raffinerie indiane trasformano una parte di questo petrolio in carburanti destinati tanto al mercato interno quanto all’esportazione.

Per Nuova Delhi si tratta soprattutto di una scelta di sicurezza energetica. Un’economia in forte crescita ha interesse ad assicurarsi forniture abbondanti e competitive e il governo indiano non ha aderito alle sanzioni occidentali contro Mosca.

Per la Russia, l’India è diventata contemporaneamente uno dei mercati più importanti dopo la drastica riduzione delle esportazioni energetiche verso l’Europa.

La cooperazione si estende al nucleare civile. I primi due reattori della centrale di Kudankulam, nel Tamil Nadu, sono operativi, mentre altri quattro si trovano in differenti fasi di realizzazione. Mosca e Nuova Delhi valutano inoltre una maggiore localizzazione della produzione delle componenti, nuovi progetti nucleari e una possibile cooperazione sui piccoli reattori modulari e sul ciclo del combustibile.

Sul tavolo figurano anche gas naturale liquefatto, carbone da coke, fertilizzanti e minerali strategici, ampliando progressivamente il rapporto energetico verso settori direttamente collegati alla sicurezza industriale.

La difesa rappresenta l’altro grande pilastro della partnership. Una quota rilevante dell’apparato militare indiano utilizza ancora sistemi di origine sovietica o russa, dai caccia Su-30MKI ai carri T-90, dai BMP-2 ai sistemi antiaerei S-400.

Particolarmente significativa è la cooperazione sul missile da crociera BrahMos, sviluppato congiuntamente e diventato anche un prodotto da esportazione.

Tra i dossier aperti figura il completamento della consegna dei cinque sistemi S-400 ordinati nel 2018 e la possibile acquisizione di ulteriori unità. Mosca propone inoltre un vasto programma di ammodernamento della flotta indiana di Su-30MKI.

Più delicata è la proposta russa relativa al Su-57. Mosca offre all’India la possibilità di produrre localmente il caccia di quinta generazione accompagnando l’operazione con un trasferimento tecnologico.

Non esiste però ancora un contratto definitivo. Nuova Delhi deve valutare i vantaggi di una soluzione russa rispetto allo sviluppo del proprio programma nazionale AMCA e considerare il rischio di esporsi alle sanzioni statunitensi.

La cooperazione logistica tra le forze armate dei due Paesi facilita inoltre esercitazioni, visite navali e attività congiunte. Questo non equivale alla concessione di basi militari permanenti alla Russia.

Mosca conserva un ruolo fondamentale nelle forniture militari indiane, anche se negli ultimi anni Nuova Delhi ha progressivamente diversificato gli acquisti rivolgendosi anche a Francia, Israele e Stati Uniti.

La visita a Innoprom mostra contemporaneamente il tentativo di allargare la partnership oltre petrolio e armamenti. L’industria aeronautica russa ha raggiunto intese preliminari per la possibile fornitura di 85 velivoli regionali Il-114-300 a società indiane, cinquanta destinati a Pinnacle Air e trentacinque a Sleek Aviation.

Si tratta tuttavia di manifestazioni d’interesse e non ancora di ordinativi vincolanti. È prevista anche la creazione di un centro di addestramento, mentre continuano le trattative con Hindustan Aeronautics per una possibile produzione in India del velivolo regionale SJ-100.

Per l’India questi programmi possono contribuire allo sviluppo dell’industria aeronautica nazionale. Per la Russia rappresentano invece un’opportunità per trovare nuovi mercati e sviluppare produzioni internazionali meno esposte agli effetti delle sanzioni occidentali.

Gli ostacoli rimangono considerevoli. L’industria aeronautica russa deve affrontare problemi nelle catene di approvvigionamento e nella produzione di alcuni componenti, mentre le imprese indiane, pur operando in un Paese che non aderisce alle sanzioni occidentali contro Mosca, devono valutare il rischio di eventuali misure secondarie statunitensi.

Un’altra componente strategica riguarda i collegamenti logistici. Russia e India intendono sviluppare il Corridoio internazionale di trasporto Nord-Sud, che attraverso Iran e Mar Caspio collega l’Oceano Indiano al territorio russo, e il corridoio marittimo Chennai-Vladivostok.

Queste direttrici potrebbero ridurre tempi e costi di alcune rotte commerciali e offrire a Mosca collegamenti più solidi verso l’Oceano Indiano.

La cooperazione comprende inoltre porti, formazione dei marinai indiani per la navigazione nelle regioni polari e una possibile maggiore partecipazione di Nuova Delhi allo sviluppo delle rotte artiche russe.

Anche la mobilità dei lavoratori assume crescente importanza. La Russia deve affrontare carenze di manodopera in diversi settori e può trovare in India personale per edilizia, ingegneria, meccanica e tecnologie informatiche.

L’intensificazione dei rapporti con Mosca non significa tuttavia che l’India abbia scelto la Russia contro gli Stati Uniti. La politica indiana continua a essere fondata sull’autonomia strategica e sulla capacità di collaborare contemporaneamente con potenze concorrenti.

Nuova Delhi partecipa ai BRICS e alla SCO insieme a Russia e Cina, ma fa parte anche del Quad con Stati Uniti, Giappone e Australia. Acquista sistemi militari russi, francesi, israeliani e americani e considera la Cina il proprio principale concorrente strategico lungo il confine himalayano e nell’Oceano Indiano.

Anche sulla guerra in Ucraina la posizione indiana riflette questa impostazione. Nuova Delhi non ha aderito alle sanzioni occidentali e ha mantenuto stretti rapporti economici con Mosca, chiedendo contemporaneamente una soluzione negoziata del conflitto.

Preservare la relazione con la Russia permette inoltre all’India di evitare che Mosca diventi completamente dipendente dalla Cina, scenario contrario agli interessi strategici di Nuova Delhi.

La stessa considerazione vale, in senso opposto, per il Cremlino. L’India consente alla Russia di dimostrare che l’isolamento imposto dall’Occidente non si estende a gran parte del Sud globale e offre a Mosca un enorme mercato energetico, opportunità industriali e un partner dotato di notevole peso internazionale.

Il rapporto con Nuova Delhi permette inoltre alla Russia di controbilanciare, almeno parzialmente, la crescente asimmetria economica nei confronti della Cina.

Le divergenze non mancano. L’India osserva con attenzione il rafforzamento della cooperazione russo-cinese e i rapporti di Mosca con il Pakistan, mentre il Cremlino segue il progressivo avvicinamento strategico tra Nuova Delhi e Washington.

Putin e Modi hanno tuttavia interesse a gestire queste contraddizioni senza compromettere una relazione costruita nell’arco di decenni. La Russia cerca mercati, investimenti, tecnologia e maggiore libertà rispetto alla crescente dipendenza dalla Cina. L’India cerca energia, armamenti, cooperazione industriale e soprattutto libertà di manovra.

È questa autonomia, più che la costruzione di un’alleanza antioccidentale, il fondamento della partnership russo-indiana: Mosca e Nuova Delhi cooperano perché entrambe vogliono mantenere la possibilità di scegliere i propri partner senza lasciare che Washington, Bruxelles o Pechino decidano al loro posto.