di Guido Keller –
L’Iran avrebbe raggiunto un accordo con la Cina per l’acquisto di 300-400 sistemi portatili di difesa antiaerea QW-12 e FN-16, in un’operazione dal valore stimato tra i 60 e i 70 milioni di dollari. Secondo Reuters, le prime consegne dovrebbero partire da Urumqi e transitare attraverso il Pakistan, nonostante le smentite ufficiali di Pechino e Islamabad.
L’iniziativa rappresenta uno dei principali programmi di riarmo avviati da Teheran dopo mesi di conflitto con Stati Uniti e Israele. L’obiettivo non è riequilibrare la superiorità aerea occidentale, ma rafforzare la difesa delle infrastrutture strategiche, come basi militari, impianti energetici, siti missilistici e installazioni nucleari.
I sistemi portatili non sono in grado di contrastare bombardieri o caccia che impiegano armamenti a lunga distanza, ma possono rappresentare una minaccia concreta per elicotteri, droni, aerei da trasporto e velivoli costretti a operare a bassa quota. Grazie alla loro mobilità, possono essere rapidamente spostati e occultati, aumentando l’incertezza operativa degli attaccanti.
La scelta evidenzia un’evoluzione della dottrina difensiva iraniana. Dopo anni di investimenti in batterie antiaeree fisse e sistemi missilistici, Teheran sembra privilegiare una rete di difesa più diffusa e difficile da neutralizzare. Centinaia di lanciatori potrebbero essere distribuiti attorno alle principali infrastrutture militari e industriali, complicando le operazioni di Stati Uniti e Israele e costringendoli a impiegare mezzi e munizionamento più costosi.
Per la Cina, l’Iran resta un partner energetico e commerciale strategico, ma Pechino continua a evitare un coinvolgimento diretto nel conflitto. L’eventuale fornitura attraverso società intermediarie e reti commerciali consentirebbe di sostenere Teheran limitando il rischio di nuove sanzioni statunitensi e mantenendo un basso profilo diplomatico.
La vicenda conferma inoltre l’espansione delle reti di approvvigionamento alternative sviluppate dall’Iran per aggirare le sanzioni internazionali. Attraverso intermediari e canali commerciali paralleli, Teheran continua a procurarsi componenti industriali, materiali strategici e armamenti, rafforzando gradualmente le proprie capacità difensive.
L’eventuale arrivo dei sistemi cinesi non cambierà gli equilibri nei cieli del Medio Oriente, ma potrebbe rendere più rischiose e costose le future campagne aeree contro la Repubblica islamica, aumentando il prezzo operativo di ogni missione condotta a bassa quota.



