Aggiornato alle 09:49
BANJARMASIN — Ahmad Saudi fa l’autista di autobus e sabato mattina si era imbarcato sul Virgo Transport 8 insieme al suo mezzo. Ricorda una nave piena oltre misura, con i passeggeri costretti a dormire nei corridoi perché le cabine erano esaurite, e i camion caricati tutti su un lato. Quando il traghetto ha cominciato a inclinarsi, racconta, la gente si è arrampicata verso il fianco più alto. «Le donne nelle cabine di classe economica probabilmente non si sono salvate, perché il traghetto si è inclinato troppo in fretta», ha detto all’Associated Press.
Al secondo giorno dal capovolgimento nel mare di Giava, l’Indonesia ha intensificato le ricerche: il bilancio di lunedì conta almeno sei morti, 108 superstiti e 129 dispersi. Il capo dell’Agenzia nazionale di ricerca e soccorso — l’equivalente della nostra Guardia costiera per le emergenze in mare — ha annunciato lo schieramento di 17 tra navi e aeromobili con circa 622 uomini di esercito, polizia e altre agenzie, oltre a squadre di sommozzatori specializzati e droni sottomarini della Marina. «Continuiamo a sperare di trovare altri sopravvissuti», ha detto in un briefing video.
Il traghetto era partito sabato mattina da Surabaya, la seconda città del Paese e capoluogo di Giava Est, diretto a Banjarmasin, sul Borneo indonesiano. Il comandante aveva segnalato mare grosso, con onde fino a 3 metri, poi l’sos: la nave si stava inclinando. Il contatto si è perso verso le 2 di notte di domenica (le 20 di sabato in Italia); circa due ore dopo è arrivata la conferma del capovolgimento nelle acque di Masalembo, a 148 chilometri dall’approdo. Sul manifesto di bordo figurano 243 persone — 213 passeggeri e 30 membri d’equipaggio — e 89 veicoli. Ma quante fossero davvero a bordo nessuno può dirlo: sulle rotte interne indonesiane la lista d’imbarco raramente coincide con la realtà, e il racconto di Saudi sulla nave sovraffollata suggerisce che il conto possa salire.
Un altro superstite, Faisal, è rimasto aggrappato con altri quattordici alla porzione di scafo emersa. «Dopo che la nave si è inclinata la gente è andata nel panico e si è precipitata sul ponte superiore, ma alla fine il traghetto si è rovesciato del tutto», ha raccontato. Hanno ripetuto più volte l’adhan, la chiamata islamica alla preghiera, finché un’onda lo ha spinto verso una scialuppa.
Lo scafo ancora a galla
Il ministro dei Trasporti indonesiano ha spiegato che le ricognizioni aeree mostrano il traghetto capovolto ma non affondato: i soccorsi si concentrano attorno allo scafo, dove i sommozzatori cercano eventuali sacche d’aria. Ma il mare non collabora. Nell’area le onde toccano i 2,5 metri: «È estremamente rischioso per le imbarcazioni. Persino la nostra unità lunga 40 metri corre un grosso rischio», ha detto ad Al Jazeera il capo dell’ufficio di soccorso di Banjarmasin, che coordina le operazioni.
L’inchiesta appena aperta guarda al meteo e a possibili guasti tecnici. Ma le testimonianze dei superstiti — il sovraccarico, i camion tutti su un lato — spostano l’attenzione sul carico: il Virgo Transport 8, 119 metri, costruito in Giappone nel 1987 e venduto all’Indonesia solo l’anno scorso, potrebbe essersi rovesciato per un difetto di stabilità, non solo per le onde.
Nell’arcipelago dalle 17.000 isole i traghetti sono il trasporto essenziale dei più, e i disastri sono ricorrenti: il mese scorso un traghetto in fiamme vicino a Bali (211 salvati, un morto), poche settimane prima l’incendio del Mutiara Sentosa 2 al largo di Giava, a luglio un naufragio con oltre 70 persone a bordo vicino all’isola di Selayar. Intanto, al porto di Trisakti a Banjarmasin, i parenti scrutano le liste. Bunga, nipote di un passeggero, vi ha trovato il nome dello zio: «Sono rimasta sconvolta, poi mi hanno detto che era stato salvato». Per 129 famiglie, quella frase non è ancora arrivata.



