NAHA — Okinawa ha cambiato campo. Genta Koja, 42 anni, ex vicesindaco del capoluogo Naha e dichiarato sostenitore della presenza militare americana, ha vinto domenica l’elezione per il governatore della prefettura più meridionale del Giappone, riferisce il Japan Times. Il Partito Liberal Democratico, la forza che governa a Tokyo, torna così alla guida dell’isola per la prima volta in 12 anni.
Il voto sblocca di fatto il dossier che avvelena da trent’anni i rapporti fra l’isola e il governo centrale: il trasferimento della base aerea dei Marines di Futenma, incastonata nell’abitato di Ginowan, verso il distretto costiero di Henoko, nella città di Nago. Ma è un via libera politico, non ancora un trasloco. I lavori di interramento nella baia di Henoko, osteggiati per anni dalle amministrazioni locali, richiederanno ancora tempo, e nel frattempo Futenma resta dov’è.
Lo sconfitto è Denny Tamaki, 66 anni, governatore dal 2018 e volto del fronte anti-basi, che cercava un terzo mandato chiedendo lo spostamento della base fuori dall’isola, non da una città all’altra. Contro di lui Koja ha messo insieme una coalizione insolitamente larga: oltre ai liberaldemocratici, lo hanno appoggiato diverse forze di opposizione nazionale — il Japan Innovation Party, il Partito Democratico per il Popolo, il Partito Conservatore — e la sede prefettizia del Komeito, l’alleato buddista del partito di governo. Secondo gli exit poll del quotidiano locale Okinawa Times, Koja diventa il più giovane governatore nella storia della prefettura e il primo nato dopo il ritorno di Okinawa al Giappone, nel 1972.
Il messaggio, più che agli okinawani, arriva a Washington. Okinawa ospita la maggior parte delle installazioni militari americane in Giappone ed è l’avamposto giapponese più vicino a Taiwan: per il Pentagono, un governatore che collabora invece di fare ricorso in tribunale vale più di molti vertici bilaterali.
Una base in mezzo alla città
Per capire bisogna tornare indietro. L’accordo fra Tokyo e Washington per spostare Futenma — una pista di elicotteri e aerei circondata da case e scuole — risale al 1996. Da allora il progetto è rimasto impantanato in un quarto di secolo di contenziosi fra la prefettura e il governo centrale sui lavori di riempimento della baia di Henoko, un tratto di mare che gli oppositori considerano un ecosistema da proteggere. Tamaki — figlio di un marine americano e di una madre okinawana — aveva fatto di quel no la sua bandiera.
Dietro la disputa c’è una ferita più antica. Okinawa fu teatro nel 1945 della battaglia più sanguinosa del Pacifico e restò sotto amministrazione militare americana fino al 1972: da allora l’isola lamenta di portare da sola il peso dell’alleanza fra Tokyo e Washington, con la gran parte delle basi concentrata su una frazione minima del territorio nazionale.
Ed è questo il nodo che la vittoria di Koja non scioglie. Il trasferimento a Henoko sposta la base dentro l’isola, non fuori: il carico militare che gli okinawani contestano da mezzo secolo resta immutato. Cade il veto della prefettura, non il malumore di chi la abita. E finché il cantiere di Henoko non sarà completato, gli aerei continueranno a decollare in mezzo alle case di Ginowan.


