DAKAR — L’Africa ha la sua fiamma olimpica. È arrivata sabato a Dakar, accolta da musica e danze sul lungomare atlantico, portata in corteo da 100 donne in abiti tradizionali arancio e oro. Il conto alla rovescia verso il primo evento olimpico mai ospitato dal continente è ufficialmente cominciato.
Non sono le Olimpiadi dei grandi, va detto subito. Dal 31 ottobre al 13 novembre il Senegal ospiterà i Giochi olimpici giovanili, la versione ridotta dei Giochi riservata agli atleti tra i 15 e i 18 anni: circa 2.700 ragazzi, 35 sport, tre sedi — Dakar, Diamniadio, città nuova costruita alle porte della capitale, e Saly, località balneare della Petite Côte. Ma per un continente che in 130 anni di storia olimpica non ha mai ospitato nulla, anche la versione junior pesa come una prima volta assoluta.
La cerimonia di sabato, riferisce l’Associated Press, si è svolta alla Place du Souvenir Africain, la spianata sull’oceano circondata dai ritratti delle grandi figure dell’Africa e della diaspora. La scelta del luogo dice tutto: il messaggio panafricano sta nella scenografia prima ancora che nei discorsi. A portare la fiamma fino alla piazza sono state 100 «lingeer» — il titolo che in wolof, una delle principali lingue del Senegal, designa le regine e le donne di sangue reale — in un corteo dedicato alle donne senegalesi e al passaggio dei valori tra generazioni. Ad accendere la cesta olimpica è stata Mame Maty Mbengue, leggenda del basket nazionale.
«Il Senegal è soltanto la porta d’ingresso per mostrare un continente che avanza e guarda al futuro. È naturale che ne sosteniamo la gioventù», ha detto una delle lingeer, Gacirah Diagne, ricordando che l’Africa è il continente con la popolazione più giovane del mondo.
Da Atene alle 14 regioni
Il viaggio è iniziato giovedì ad Atene, dove la fiamma è stata accesa secondo la tradizione — i raggi del sole concentrati da uno specchio parabolico — e consegnata al Senegal allo Stadio Panatenaico. Da domani comincia la parte più ambiziosa: un giro di 3.600 chilometri attraverso tutte le 14 regioni del Paese, con oltre 400 tedofori, prima del rientro nella capitale per la cerimonia d’apertura.
Perché proprio i Giochi giovanili? Perché sono la porta che il Comitato Olimpico Internazionale ha scelto per entrare in Africa: nati a Singapore nel 2010 come laboratorio del movimento olimpico, costano una frazione dei Giochi veri e permettono a Paesi senza megastadi di candidarsi. La presidente del Comitato, la zimbabwese Kirsty Coventry — prima africana alla guida dell’organizzazione —, ha promesso che saranno un «momento di orgoglio» per il Senegal e per tutto il continente.
Resta il fatto che questa prima volta non chiude la partita più grande. Le Olimpiadi vere, quelle estive con i loro 10.000 atleti, non hanno ancora mai messo piede in Africa, e nessuna candidatura del continente è oggi in corsa. Dakar 2026 è un esame, prima che una festa: se il Senegal lo supererà, l’argomento che l’Africa «non è pronta» perderà il suo appiglio migliore. Le lingeer, sabato, sembravano saperlo bene: la porta d’ingresso, come dice Diagne, ora è aperta. Attraversarla sarà un altro viaggio.


