BUCAREST — «Di chi era il drone caduto nel mais di Botoșenița Mare?». A quasi venti ore dall’impatto, la domanda che agita il nord-est della Romania non ha ancora una risposta. Gli artificieri del Sri, il servizio di intelligence interno romeno — l’equivalente della nostra Aisi —, lavorano da ieri sera attorno a un cratere largo un metro e profondo trenta centimetri, aperto in un campo di granoturco a una ventina di chilometri dal confine con l’Ucraina. Cioè dentro il territorio della Nato.

Il fatto è questo: sabato pomeriggio un drone ha attraversato lo spazio aereo ucraino e quello moldavo puntando verso il nord-est romeno, e due caccia F-16 dell’aeronautica di Bucarest si sono alzati in volo per seguirne la traiettoria, prima che l’ordigno precipitasse nel distretto di Suceava senza causare vittime. Lo ha comunicato il ministero della Difesa romeno attraverso Agerpres, l’agenzia di Stato; la notizia è stata ripresa da Le Monde.

La cronologia aiuta a capire l’allarme. A segnalare l’intruso a Bucarest sono stati i centri di operazioni aeree di Ucraina e Moldavia. Alle 16.20 locali (le 15.20 in Italia) il Centro nazionale militare di comando ha fatto scattare la protezione civile e un messaggio d’allerta sui telefoni degli abitanti del distretto di Botoșani; negli stessi minuti una chiamata al 112 segnalava un drone sopra il villaggio di Știubieni. Poi una seconda telefonata, da un cittadino: un oggetto era caduto nei campi presso Botoșenița Mare, comune di Calafindești. I vigili del fuoco militari hanno trovato un piccolo incendio e il cratere.

Era un drone russo? È la domanda che tutti si fanno, e che il ministero della Difesa evita accuratamente: nei comunicati si parla soltanto di «oggetto volante precipitato», senza attribuirne tipo né nazionalità. Eppure la rotta parla da sola: l’ordigno arrivava da est, dai cieli di una guerra che dura da oltre quattro anni e che sempre più spesso sconfina — è la partita vera che si gioca in questi campi: ogni oggetto che entra dal fronte ucraino misura i riflessi della difesa aerea sul fianco orientale dell’Alleanza.

Gli F-16 di Borcea

E perché i caccia non l’hanno abbattuto? Gli F-16, decollati dalla base aerea 86 di Borcea, nel sud-est del Paese, si sono limitati a «monitorare la traiettoria», secondo la formula ufficiale. Il comunicato non spiega la scelta; di certo l’ordigno è finito al suolo da solo, in una zona agricola, senza toccare case né persone. Un epilogo fortunato più che pianificato.

Chi risponderà, ora? L’inchiesta è già incardinata nella giustizia ordinaria: «L’area è stata transennata e si attende l’arrivo di specialisti delle agenzie competenti per valutare la situazione. Le indagini sono condotte dalle autorità competenti sotto il coordinamento di un procuratore della Procura presso la Corte d’appello di Suceava», ha fatto sapere l’Ispettorato per le situazioni di emergenza del distretto. Saranno i frammenti recuperati dagli artificieri a dire che cosa è caduto, e da dove veniva.

Intanto il calendario aggiunge un dettaglio non secondario: da domani, lunedì 14 settembre, e fino al 25, l’aeronautica romena condurrà su tutto il territorio nazionale l’esercitazione «Burebista 26». I cieli del Paese si riempiranno di caccia proprio nei giorni in cui si cercherà di capire come un drone li abbia attraversati indisturbato. Perché a dare l’allarme decisivo, sabato, non sono stati i radar: è stato un contadino al telefono.