BRUXELLES — Il Paese che si presenta come il più determinato a strangolare la macchina bellica russa è lo stesso che ha appena bloccato il rinnovo delle sanzioni. La Francia si è unita alla Slovacchia nel chiedere la cancellazione dalle liste nere europee di Alisher Usmanov, miliardario russo-uzbeko con «legami particolarmente stretti» con Vladimir Putin secondo la motivazione del Consiglio Ue. Risultato: i Ventisette non hanno trovato l’unanimità e le misure contro quasi 3.000 tra persone e società — congelamento dei beni, divieto d’ingresso — che scadevano il 15 settembre sono state prorogate d’urgenza di sette giorni, fino alla mezzanotte del 22.

Lo ha annunciato lunedì un portavoce della presidenza irlandese del Consiglio, riferisce Reuters: «Per dare agli Stati membri tempo aggiuntivo per esaminare in modo esaustivo le proposte di rinnovo, il Coreper ha deciso di prorogare il regime per un periodo di 7 giorni». Il Coreper è il comitato degli ambasciatori dei Ventisette, l’anticamera dove si preparano — e talvolta si incagliano — le decisioni dell’Unione. Le sanzioni legate alla politica estera richiedono il sì di tutti e vanno rinnovate ogni sei mesi: basta un veto per far cadere l’intero castello.

Parigi non nega, ma rivendica. «La Francia è uno dei Paesi più impegnati ad aumentare la pressione — con tutti i mezzi — sulla macchina bellica russa, oltre che a sostenere l’Ucraina», ha detto una fonte diplomatica francese. E poi la frase che spiega senza spiegare: «Ci troviamo di fronte a una specifica questione di sicurezza nazionale e desideriamo rispondere positivamente a partner internazionali che ci hanno contattato riguardo al signor Usmanov». Il ministero degli Esteri, ufficialmente, non commenta.

Quali partner, e perché proprio Usmanov? Secondo il Financial Times la richiesta francese va letta alla luce degli sforzi per ottenere la liberazione di cittadini francesi detenuti in Azerbaigian — motivo che Parigi non ha mai messo nero su bianco. Il baratto, se di baratto si tratta, passerebbe dunque per Baku, non per Mosca. Ma il prezzo lo paga la compattezza europea.

Il patrimonio e le cause

Usmanov non è un nome qualsiasi delle liste. Magnate dei metalli e delle miniere, con interessi nelle telecomunicazioni e nei media — è il proprietario del quotidiano economico russo Kommersant —, vale 18,8 miliardi di dollari secondo l’indice dei miliardari di Bloomberg a inizio 2026. È sotto sanzioni europee e americane dal febbraio 2022: per Bruxelles opera in settori che garantiscono entrate sostanziali al governo russo. Non è rimasto a guardare: ha promosso più cause nei tribunali europei per far cadere le misure, contestando in alcuni casi le stesse inchieste giornalistiche usate come base della designazione.

La Slovacchia, che con Mosca ha rapporti migliori della media europea, spinge intanto anche per il delisting di un secondo oligarca, Mikhail Fridman, pure lui in causa contro le misure restrittive. La richiesta francese, per ora, riguarda il solo Usmanov.

Il copione del rinnovo all’ultimo minuto non è nuovo: in passato a tirare la corda erano stati soprattutto l’ex premier ungherese Viktor Orbán e Bratislava. Proprio per togliere occasioni di ricatto, a giugno i Ventisette avevano rinnovato per la prima volta per un anno intero — e non sei mesi — le sanzioni settoriali su energia e affini. Stavolta però il braccio di ferro non arriva dai soliti sospetti, ma da Parigi. Ed è questo, a Bruxelles, che preoccupa di più: se anche i falchi scoprono le eccezioni, l’unanimità diventa merce di scambio. Appuntamento al 22 settembre.