PARIGI — Una delegazione di un centinaio di membri del BAPS, potente movimento induista, la Torre Eiffel di sabato 5 settembre all’apertura, le dipendenti donne allontanate dagli ascensori e tenute fuori da intere zone del monumento. E ora un nome: Patrick Branco-Ruivo, direttore generale della SETE, la società che per conto della Città di Parigi gestisce la Torre. Fu lui — riferisce Europe 1 — a guidare personalmente la visita privata concessa al gruppo, e ne conosceva le condizioni.

La rivelazione cambia la natura del caso, che da dieci giorni scuote il monumento più visitato del mondo: non l’eccesso di zelo di qualche quadro intermedio, ma una decisione partita dal vertice. E mentre due inchieste interne — una della SETE, una del municipio — cercano di stabilire chi chiese che cosa e chi disse di sì, la catena delle responsabilità si accorcia.

La ricostruzione parte da quella mattina di sabato. La delegazione era a Parigi per la consacrazione del grande tempio BAPS di Bussy-Saint-Georges, alle porte della capitale, celebrata il 6 settembre e preceduta il 3 da una parata sulla Senna proprio davanti alla Torre. Per la visita, le lavoratrici furono sostituite da colleghi uomini o invitate a sparire. «La mattina le ragazze sono state invitate a nascondersi durante la salita. Quando la delegazione è scesa con l’ascensore, mi hanno chiesto di uscire e l’ascensore è stato gestito da un uomo. Mi sono sentita insultata», ha raccontato per lettera un’addetta agli ascensori.

La reazione del personale è stata immediata. Lunedì 7 settembre i dipendenti hanno incrociato le braccia e la Torre è rimasta chiusa per l’intera giornata; ha riaperto il martedì alle 9,30. In un comunicato, i lavoratori hanno denunciato «consegne professionali che hanno portato le donne dipendenti a essere escluse, sostituite e rese invisibili a causa del loro sesso». «Attendiamo risposte», ha detto la segretaria del comitato interno del personale, Diane Davoine.

La confessione della società

Le risposte, in parte, sono arrivate. La SETE ha ammesso all’agenzia France Presse che la delegazione aveva chiesto di limitare le «interazioni con le donne», e che «queste condizioni non avrebbero dovuto essere accettate». Ma una comunicazione interna dello stesso Branco-Ruivo — ex consigliere della sindaca Anne Hidalgo dal 2014 al 2017 — racconta un’accettazione tutt’altro che distratta: «In risposta alle richieste formulate dagli organizzatori di questa delegazione particolarmente eccezionale, abbiamo…», vi si legge.

Il sindaco di Parigi, Emmanuel Grégoire, ha parlato di decisione «assurda, iniqua e inaccettabile». «Non sono i miei valori, né quelli che la Torre Eiffel deve incarnare, dove tutti devono potersi muovere e agire liberamente, senza distinzione tra donne e uomini», ha scritto su X, annunciando l’inchiesta del municipio.

C’è però un punto che non torna. Il BAPS — sigla di Bochasanwasi Akshar Purushottam Swaminarayan Sanstha, corrente induista considerata vicina al primo ministro indiano Narendra Modi — sostiene che «non è mai stata, in nessun momento, una richiesta fondata sul genere», pur avendo poi presentato le proprie scuse. La versione contraddice frontalmente quella della SETE. Una spiegazione possibile sta nelle regole del movimento: i sadhu, i monaci votati al celibato, non possono avere contatti con le donne — ma la norma vale per loro, non per i fedeli comuni.

Restano le domande a cui le due inchieste dovranno rispondere: chi formulò esattamente la richiesta, in quali termini, e perché il vertice della società la giudicò accettabile. Il BAPS, del resto, non è nuovo alle aule: nel 2021 finì citato in giudizio negli Stati Uniti per traffico di lavoratori di casta bassa nei cantieri dei suoi templi. A Parigi, per ora, la posta è più semplice e più pesante: stabilire chi ha deciso che alla Torre Eiffel le donne dovessero nascondersi.