BUDAPEST — Due giorni di riunione, quattro città in corsa, due edizioni mondiali da assegnare in un colpo solo. La 242ª riunione del Consiglio di World Athletics, la federazione internazionale dell’atletica, si è chiusa martedì a Budapest con l’annuncio del presidente Sebastian Coe, dato in conferenza stampa subito dopo la fine dell’Ultimate Championship: i Mondiali del 2029 si terranno a Nairobi, quelli del 2031 a Monaco di Baviera. In palio c’era molto più di un calendario — per la prima volta in quasi cinquant’anni di storia, la rassegna iridata approda in Africa.

Le candidature erano quattro: Nairobi, Londra, Monaco e Roma. Le ultime due europee escono sconfitte su entrambi i fronti, la capitale italiana compresa. Monaco riporta invece l’evento in Germania per la terza volta, dopo Berlino 2009, nello stesso Stadio Olimpico che agli Europei multisport del 2022 aveva richiamato circa 267.000 spettatori. «Abbiamo avuto la fortuna di ricevere quattro candidature eccellenti, e non è stata una decisione facile per il Consiglio», ha detto Coe, secondo il comunicato della federazione.

Sul Kenya, il presidente — britannico, due ori olimpici da mezzofondista — non ha nascosto l’entusiasmo: «Portare i nostri Mondiali in Africa per la prima volta sarà storico. L’atletica è intessuta nel tessuto del Paese». E ha snocciolato i nomi: Faith Kipyegon, Eliud Kipchoge, David Rudisha, fino ai pionieri Kip Keino e Paul Tergat. I numeri gli danno ragione. Il Kenya è la seconda nazione di sempre nel medagliere iridato, seconda anche ai Mondiali di Tokyo 2025 con 7 ori e 11 medaglie; il 68 per cento dei kenioti dichiara un forte interesse per l’atletica, contro una media mondiale del 39.

Perché proprio ora, dopo la candidatura fallita per il 2025, andata a Tokyo? Perché stavolta Nairobi aveva un dossier più solido: i Mondiali under 18 nel 2017, gli under 20 nel 2021, e soprattutto uno stadio — il Kasarani — già in ristrutturazione completa in vista della Coppa d’Africa di calcio del 2027. Le date resteranno a settembre, come per Pechino 2027 (in programma dal 10 al 19), per far culminare la stagione con l’evento più importante.

Il dossier doping

Ma sulla festa keniana pesa un’ombra che la federazione conosce bene. La scelta di Nairobi, riferisce l’Associated Press da Budapest, porterà «maggiore scrutinio» sulla storia di doping del Paese: decine di atleti d’élite sono stati sospesi nell’ultimo decennio, e Ruth Chepng’etich, la primatista mondiale di maratona, sta scontando in questi mesi una squalifica di tre anni. Coe ha girato l’argomento in positivo: «Era importante che i Mondiali arrivassero in Africa quando avessimo l’ospite giusto, la candidatura giusta e le circostanze giuste. Nairobi ha dimostrato in modo netto che questo è il loro momento».

Il calcolo del vertice di Budapest, in realtà, è geografico prima che sportivo. «Asia, Africa ed Europa nelle prossime tre edizioni», ha rivendicato Coe: una rotazione per continenti che chiude il cerchio dell’espansione globale del suo mandato, dopo il cross a Kampala nel 2017 e le World Relays assegnate a Gaborone, in Botswana, per il 2026 — anche quelle una prima africana.

Per Roma, che inseguiva il ritorno di un grande evento di atletica, è una doppia porta chiusa: né 2029 né 2031. Londra, che pure aveva ospitato l’edizione 2017, esce anch’essa a mani vuote. L’Europa dovrà accontentarsi di Monaco, tra cinque anni. Il messaggio del Consiglio, intanto, è arrivato dove doveva: l’atletica cerca i suoi tifosi dove già ci sono, non dove c’erano una volta.