NIAMEY — La giunta militare che cacciò dal Niger prima i francesi e poi gli americani deve la propria sopravvivenza ai soldati russi acquartierati proprio nella base che gli americani avevano usato per anni. Quando, poco dopo la mezzanotte del 29 agosto, un gruppo di ammutinati ha preso il controllo della Base 101 — la grande installazione militare dentro l’aeroporto internazionale Diori Hamani di Niamey — sono stati gli uomini dell’Africa Corps, la forza creata dal ministero della Difesa di Mosca sulle ceneri della Wagner, a riprenderla con appoggio terrestre e aereo, riferisce Associated Press.

Due settimane dopo, il quadro di quella notte è ormai chiaro. Gli scontri sono durati ore e si sono estesi alla radiotelevisione di Stato, oscurata temporaneamente, e ai dintorni del palazzo presidenziale. La Guardia presidenziale è rimasta fedele al generale Abdourahamane Tiani, al potere dal golpe del luglio 2023, e la rivolta è stata schiacciata: la tv di Stato parla di decine di ammutinati uccisi o arrestati e di centinaia di soldati coinvolti.

Il ministro della Difesa, generale Salifou Mody, ha ammesso che un gruppo di militari aveva preso in ostaggio alcuni commilitoni e aperto il fuoco su «certi siti sensibili» della capitale. La giunta, che si fa chiamare Consiglio nazionale per la salvaguardia della Patria, ha risposto con un comunicato marziale: «Le nostre Forze di difesa e sicurezza sono mobilitate per la difesa della Patria. Restiamo uniti, vigili e solidali».

Ma la difesa decisiva è arrivata da fuori. L’ambasciatore russo a Niamey, Viktor Voropaev, ha detto alla Tass, l’agenzia di Stato di Mosca, che le autorità nigerine hanno chiesto l’aiuto dell’Africa Corps per «neutralizzare» gli ammutinati. Perché soldati russi in una base americana? Perché dopo la sospensione del patto militare con Washington, nel settembre 2024, gli Stati Uniti hanno lasciato la Base 101 e quella di Agadez — costata oltre 100 milioni di dollari — e i russi si sono installati al loro posto: i 200-300 uomini dell’Africa Corps hanno il quartier generale proprio alla 101. Mosca incassa: il regime che prometteva la sovranità piena dipende ora, per la propria sicurezza, da poche centinaia di soldati russi.

I soldati del Tillabéri

Chi erano gli ammutinati? Secondo Reuters, in gran parte militari originari di Ouallam, Téra e Dosso, nel sud-ovest del Paese, molti provenienti da unità di forze speciali impegnate in prima linea nel Tillabéri contro l’affiliato regionale dello Stato islamico — la stessa insurrezione che all’inizio di agosto ha ucciso 18 soldati nigerini. «Questi attacchi con perdite di massa contro l’esercito nigerino stanno diventando abituali e continueranno ad alimentare malcontento e tensioni nei ranghi», avverte Heni Nsaibia, analista per l’Africa occidentale dell’osservatorio sui conflitti Acled.

Per gli studiosi dell’istituto belga Egmont, quello del 29 agosto è stato il terzo assalto all’aeroporto di Niamey in un anno — i primi due firmati dai jihadisti — e questa volta con il «trittico» classico del golpe: palazzo presidenziale, tv, aeroporto. Attorno a Tiani si è stretto il fronte degli alleati: l’Algeria ha inviato quattro caccia, un aereo da trasporto e un’aerocisterna; Mali e Burkina Faso, partner nell’Alleanza degli Stati del Sahel, hanno offerto sostegno politico; la Turchia solidarietà.

Il 31 agosto Niamey ha celebrato i funerali di tre membri della Guardia presidenziale uccisi dagli ammutinati, mentre centinaia di persone scendevano in piazza a sostegno del generale. Eppure il paradosso resta tutto: le giunte del Sahel hanno giustificato i golpe con l’insicurezza jihadista, ma è quella stessa insicurezza a logorare i loro eserciti dall’interno. E a consegnarli, un ammutinamento dopo l’altro, nelle mani di Mosca.