Il prezzo del gas continua a frenare Forza della Siberia 2, il grande progetto energetico con cui Mosca vorrebbe trasferire verso la Cina fino a 50 miliardi di metri cubi all’anno. Dopo l’incontro del 31 agosto a Bishkek tra Vladimir Putin e Xi Jinping non sarebbe emerso un accordo definitivo sulle condizioni economiche della fornitura, mostrando i limiti concreti della partnership strategica tra Russia e Cina.

Il nodo principale riguarda il prezzo. Secondo le cifre riportate, Pechino punterebbe a pagare il gas russo tra 50 e 130 dollari per mille metri cubi, avvicinandosi alle condizioni praticate sul mercato interno russo, mentre Mosca cercherebbe di ottenere almeno 250-260 dollari.

Se confermata, una distanza di queste dimensioni dimostrerebbe soprattutto l’asimmetria negoziale tra i due Paesi. La Russia ha necessità di trovare nuovi mercati per il proprio gas dopo la drastica riduzione delle esportazioni verso l’Europa; la Cina dispone invece di maggiori possibilità di diversificazione e può permettersi di attendere condizioni più favorevoli.

Il progetto, discusso nelle sue diverse configurazioni da molti anni, dovrebbe collegare i giacimenti russi al mercato cinese attraverso la Mongolia. Mosca ne ha più volte sottolineato l’importanza strategica, ma la realizzazione richiede investimenti considerevoli e soprattutto contratti di lungo periodo capaci di garantire la redditività dell’infrastruttura.

La questione nasce dalla profonda trasformazione del mercato energetico russo provocata dalla guerra in Ucraina e dalla progressiva riduzione dei rapporti commerciali con l’Europa.

Prima del conflitto Gazprom disponeva di un enorme mercato europeo, geograficamente vicino e collegato attraverso una rete di gasdotti costruita nell’arco di decenni. La drastica contrazione di quelle esportazioni ha lasciato Mosca con grandi capacità produttive che non possono essere semplicemente trasferite verso l’Asia.

Il gas estratto nei giacimenti della Russia occidentale non può infatti essere deviato verso la Cina attraverso una semplice modifica delle infrastrutture esistenti. Servono migliaia di chilometri di nuove condotte, stazioni di compressione, investimenti finanziari e accordi di transito con la Mongolia.

È proprio questa rigidità infrastrutturale a rafforzare la posizione negoziale cinese. Pechino sa che Mosca dispone di minori alternative rispetto al passato e può utilizzare questa situazione per ottenere condizioni economiche più vantaggiose.

La Cina, al contrario, dispone di una struttura di approvvigionamento diversificata. Può acquistare gas dall’Asia centrale attraverso i gasdotti terrestri, importare gas naturale liquefatto via mare e utilizzare la propria produzione interna. Pechino non ha quindi interesse a sostituire una dipendenza dalle forniture marittime con una dipendenza eccessiva dalla Russia.

La questione mette in evidenza una delle caratteristiche fondamentali della geoeconomia energetica: quando un venditore perde una parte consistente dei propri mercati alternativi, aumenta il potere contrattuale dell’acquirente.

La partnership politica tra Mosca e Pechino può quindi facilitare gli accordi, ma non elimina la divergenza degli interessi economici. La Cina considera l’accesso alle risorse russe un vantaggio strategico, ma non sembra intenzionata a sostenerne i costi oltre quanto ritenga conveniente.

Forza della Siberia 2 diventa così anche un indicatore del rapporto di forza tra le due potenze. Russia e Cina condividono l’interesse a ridurre l’influenza statunitense, sviluppare circuiti finanziari e commerciali alternativi e rafforzare un sistema internazionale meno dipendente dall’Occidente. Lo fanno però partendo da condizioni economiche differenti.

Mosca ha sempre più bisogno del mercato cinese per esportare materie prime e acquistare prodotti industriali, componenti e tecnologie. Pechino può invece utilizzare la Russia come importante fornitore energetico, mercato per le proprie esportazioni e partner strategico senza rinunciare alla propria autonomia negoziale.

La riduzione del mercato europeo ha quindi modificato profondamente la posizione russa. Il gas era stato per decenni uno degli strumenti principali dell’interdipendenza tra Mosca e l’Europa. La progressiva chiusura di quel mercato aumenta ora il peso della Cina come potenziale acquirente.

Non significa necessariamente che la Russia sia politicamente subordinata a Pechino. Mosca conserva un enorme arsenale nucleare, vaste risorse naturali, capacità militari e un’autonomia strategica che impediscono di descrivere il rapporto come una semplice dipendenza.

Sul piano commerciale ed energetico, tuttavia, l’asimmetria è evidente: la Cina possiede più alternative per acquistare energia di quante ne abbia la Russia per vendere grandi quantità di gas via tubo.

La cooperazione assume caratteristiche differenti nel settore militare e tecnologico. Le informazioni sulle forme più sensibili di collaborazione devono essere considerate con cautela, ma il rapporto tra i due Paesi comprende settori a duplice impiego, componentistica elettronica, tecnologie industriali e un crescente scambio di conoscenze.

La guerra in Ucraina rappresenta inoltre per Pechino una fonte di informazioni sulle trasformazioni della guerra contemporanea. L’impiego su vasta scala di velivoli senza pilota, sistemi di guerra elettronica, difese antiaeree, missili e reti satellitari permette di osservare tecnologie e dottrine in condizioni operative reali.

Mosca, parallelamente, ha interesse ad accedere a semiconduttori, apparecchiature elettroniche, macchinari industriali e prodotti a duplice impiego provenienti direttamente o indirettamente dal mercato cinese.

Pechino continua tuttavia a calibrare attentamente il proprio sostegno. La priorità cinese è preservare la partnership con la Russia senza compromettere inutilmente i rapporti economici con Europa e Stati Uniti o esporre le proprie grandi imprese a nuove sanzioni occidentali.

Forza della Siberia 2 assume quindi un valore che supera quello di una semplice infrastruttura. È uno dei principali indicatori economici della reale natura del rapporto tra Mosca e Pechino.

Il progetto conserva una logica strategica per entrambi. La Russia avrebbe accesso a un enorme mercato alternativo a quello europeo, mentre la Cina otterrebbe una grande fonte terrestre di energia meno esposta alle rotte marittime controllate dalle potenze navali occidentali.

Proprio perché Pechino conosce il valore del progetto per Mosca, può però permettersi di negoziare duramente prezzo, quantità, finanziamento dell’infrastruttura e condizioni contrattuali.

La partnership sino-russa rimane quindi solida sul piano geopolitico, ma non cancella la competizione sugli interessi economici. La Cina non considera l’amicizia con Mosca una ragione sufficiente per pagare il gas più di quanto ritenga conveniente.

Il futuro di Forza della Siberia 2 dipenderà dalla capacità dei due governi di trovare un compromesso. Se il gasdotto verrà costruito, le condizioni economiche dell’accordo diranno molto più dei comunicati diplomatici sul reale equilibrio tra le due potenze.

La Russia guarda a Oriente per compensare la perdita del mercato europeo. Ma proprio questa necessità offre alla Cina la possibilità di negoziare da una posizione di forza. Nella nuova relazione energetica eurasiatica, l’amicizia strategica rimane; sul prezzo del gas, invece, ciascuno continua a fare i propri conti.