Il summit dei capi di Stato e di governo dei Paesi Brics, appena terminato a New Delhi, sul tema “Building for Resilience, Innovation, Cooperation and Sustainability”, segna un importante passo in avanti nel cammino del gruppo. Donald Trump li odia e, a parole, li vorrebbe distruggere. Ma ciò non dovrebbe influenzare l’Europa se facesse una sua valutazione attenta e pacata.
Pochi giorni dopo l’incontro annuale in Kirghisia della Shanghai Cooperation Organisation (Sco), il capo del governo indiano Narendra Modi e i presidenti Vladimir Putin, Xi Jinping e Masoud Pezeshkian, rispettivamente della Russia, della Cina e dell’Iran, si sono ritrovati con i capi di Stato degli altri membri del gruppo: Brasile, Sudafrica, Indonesia, Egitto, Etiopia, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Parecchi altri primi ministri erano presenti, tra cui quelli della Malesia, del Kazakhstan e del Vietnam, candidati alla membership.
Modi, poiché l’India detiene la presidenza per il 2026, ha giocato un ruolo centrale, presentando un progetto strategico per le future iniziative dei Brics. Nel suo intervento di apertura ha dato priorità alle riforme della governance globale e ha proposto che si adottino dieci misure da sviluppare in una tabella di marcia per le attività future del gruppo. Ha inoltre sollecitato una maggiore rappresentanza del Sud globale nei processi decisionali internazionali, descrivendo l’attuale sistema come una “piramide di privilegi” che dovrebbe trasformarsi in una “piattaforma di partenariato”.
Gran parte dei suoi suggerimenti è stata accolta e integrata nella Dichiarazione finale, che è stata sottoscritta da tutti i partecipanti. È un notevole sviluppo rispetto alla precedente conferenza dei ministri degli Esteri del gruppo, conclusasi senza un consenso unanime. Mettendo a fuoco le prospettive future, Modi è riuscito a convincere anche l’Iran e gli EAU, attualmente in guerra. Riteniamo che sia un fatto assai significativo.
Oltre a riaffermare l’insostituibile ruolo del multilateralismo nei rapporti internazionali, vi è l’impegno a superare i conflitti attraverso il dialogo e la lotta al terrorismo e alla droga. I Brics si pongono con forza come i primi sostenitori della partnership con i Paesi in via di sviluppo e della loro concreta partecipazione ai progetti di cooperazione. È un concetto ripetuto più volte nella Dichiarazione. Rilevante è il riferimento alla Conferenza afroasiatica del 1955 di Bandung, in Indonesia, il cui spirito “funge da riferimento nel perseguimento di un sistema multilaterale più equo, inclusivo e rappresentativo”.
L’Ucraina non è mai menzionata, ma Modi e anche Xi si propongono come mediatori per la fine del conflitto. Questo mentre esprimono la loro preoccupazione per “i crescenti rischi di pericolo e conflitto nucleare”.
Mentre Trump è impegnato con forza nello smantellamento di tutti i principali organismi internazionali, a cominciare dalle Nazioni Unite, i Brics si pongono come i loro principali sostenitori per una global governance ordinata e più giusta. Al riguardo chiedono riforme profonde del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, con la partecipazione di India e Brasile, dell’Organizzazione mondiale del commercio (Wto), del Fondo monetario internazionale e della Banca mondiale.
Per quanto riguarda il Wto, si afferma anche che “il sistema commerciale multilaterale si trova da tempo a un bivio. La proliferazione di misure restrittive del commercio incompatibili con le norme del Wto, che si tratti di un aumento indiscriminato di dazi e misure non tariffarie o di protezionismo mascherato da obiettivi ambientali, minaccia di ridurre ulteriormente il commercio globale”.
La novità di questo summit, ben dettagliata nella Dichiarazione, è la lista delle collaborazioni e degli avanzamenti nella cooperazione in tutti i settori della tecnologia e della ricerca. Il summit è stato preparato da oltre 400 meeting tematici in trenta città indiane, coinvolgendo scienziati, esperti e decisori politici. Si va dall’energia fossile al nucleare, all’idrogeno, dalle infrastrutture allo spazio, dalla medicina all’intelligenza artificiale, dal cibo ai più avanzati sistemi di comunicazione. E molto altro.
Rispetto alla tanto discussa questione monetaria e finanziaria, i Brics riaffermano quanto detto nei passati incontri, in particolare il sostegno al “lavoro svolto per esaminare l’interoperabilità transfrontaliera dei canali di pagamento e di messaggistica e lo sviluppo dei regolamenti commerciali e degli investimenti mediante le valute locali dei Paesi membri”. In particolare, approvano il lavoro della Task Force sui pagamenti (Bptf), volto a esplorare soluzioni pragmatiche per meccanismi efficienti di pagamento transfrontaliero. Sostengono anche le modifiche all’Accordo sulle riserve contingenti (Cra), la rete di sicurezza finanziaria, per renderlo più reattivo in situazioni di crisi. Inoltre, si evidenzia il “ruolo di agente strategico per lo sviluppo e la modernizzazione” della New Development Bank, la banca del gruppo, che è sollecitata a promuovere e a ratificare l’adesione di tutti i Paesi interessati.
Ha ragione Modi: la piramide dei privilegi va smantellata in tutto il mondo!
* <em>Mario Lettieri, già deputato e sottosegretario all’Economia; Paolo Raimondi, economista e docente universitario.</em>



