PARIGI — Quattro milioni e ottocentomila dollari. Tanto valeva il contratto che nel dicembre 2025 l’Ice — l’agenzia americana per l’immigrazione e le dogane, il braccio operativo del giro di vite voluto dal presidente Donald Trump — aveva affidato a Capgemini Government Solutions: uno strumento informatico per identificare e localizzare cittadini stranieri sul territorio degli Stati Uniti. Una briciola, per un gruppo che fattura 22,5 miliardi di euro l’anno. Abbastanza, però, per aprire a Parigi una crisi durata sette mesi.
Sabato quella crisi si è chiusa. Capgemini, colosso francese dei servizi informatici presente in una cinquantina di Paesi, ha annunciato la vendita della controllata americana a ITC Federal, fornitore statunitense di soluzioni tecnologiche per le agenzie federali di polizia, sicurezza interna e difesa. «L’operazione dovrebbe chiudersi nelle prossime settimane», recita il comunicato ripreso dall’Afp. Il prezzo non è stato reso noto.
Come poteva un gruppo francese non sapere che cosa faceva la propria controllata americana? È la domanda che a febbraio si erano posti parlamentari, sindacati e lo stesso ministro dell’Economia Roland Lescure. La risposta sta nelle regole americane sugli appalti classificati: per le norme di sicurezza di Washington, ha spiegato l’amministratore delegato Aiman Ezzat, la casa madre non aveva accesso «a informazioni classificate, contratti classificati o a nulla che riguardasse le operazioni tecniche» della filiale. Una società che, per legge, non poteva controllare se stessa dall’esterno.
Il contratto sarebbe forse passato inosservato senza il contesto in cui è esploso. Gli agenti dell’Ice, pesantemente armati, sono da mesi al centro di una contestazione nazionale negli Stati Uniti per i metodi aggressivi delle retate. All’inizio del 2026 l’agenzia è stata chiamata in causa per l’uccisione a colpi d’arma da fuoco di due cittadini americani a Minneapolis: un episodio di enorme risonanza mondiale, che ha acceso la miccia anche in Francia.
La resa di febbraio
Il primo febbraio, una domenica, Capgemini annunciò la messa in vendita di Capgemini Government Solutions, con un processo di dismissione «avviato immediatamente», riferì Reuters. La decisione era maturata in un consiglio d’amministrazione straordinario, convocato dopo le reazioni della politica francese e le pressioni dei sindacati. L’azienda non collegò mai esplicitamente la cessione al contratto con l’Ice — ma la sequenza dei fatti parlava da sola —, limitandosi ad annunciare una revisione di contenuto, perimetro e procedure di aggiudicazione degli appalti federali.
I numeri dicono che la partita non era economica. La controllata pesava per lo 0,4 per cento del fatturato globale 2025 del gruppo e per meno del 2 per cento di quello americano: cifre che nessun direttore finanziario difenderebbe a costo di uno scontro con il proprio governo e con l’opinione pubblica di casa. Per Capgemini, tra le maggiori società quotate di Francia e grande fornitrice di amministrazioni pubbliche europee, il vero attivo in gioco era la reputazione. Sabato il gruppo se n’è ricomprato una parte.
Resta, agli atti, l’ammissione più scomoda: quella di febbraio, quando l’azienda riconobbe che «i consueti vincoli legali negli Stati Uniti sui contratti con entità federali impegnate in attività classificate non permettevano al gruppo di esercitare un controllo adeguato su alcuni aspetti dell’attività della controllata». Una multinazionale che scopre dai giornali il lavoro di una propria filiale: è questo, più del contratto da 4,8 milioni, il precedente che l’industria tecnologica europea negli Stati Uniti dovrà ora maneggiare.

