LOS ANGELES — Cinque minuti in viva voce, davanti a migliaia di persone. Lunedì sera Jensen Huang, amministratore delegato di Nvidia, era sul palco dell’All-In Summit di Los Angeles quando gli è squillato il telefono. Era Donald Trump. Huang ha messo la chiamata in vivavoce e la platea ha ascoltato il presidente in diretta: «I robot non prenderanno il potere. L’intelligenza artificiale non conquisterà il mondo. È tutta una bufala».
La trovata da show, filmata da un presente e rilanciata sui social — il video è stato ricondiviso anche dal Trump War Room, comitato legato al presidente —, è in realtà una dichiarazione di guerra. Da una parte la Casa Bianca, che considera l’intelligenza artificiale «il petrolio dei prossimi 20-25 anni, più grande di internet», come ha detto Trump nella telefonata riferita da Bloomberg. Dall’altra i laboratori che quelle macchine le costruiscono e che da giorni chiedono di rallentare. Per il presidente, chi lo fa «fa il gioco di chi non vuole che accada: possono essere politici, può essere anche la Cina».
Perché proprio adesso? Perché nel fine settimana Dario Amodei, fondatore e capo di Anthropic — la società di San Francisco che produce il modello Claude, valutata 965 miliardi di dollari a maggio —, ha pubblicato un saggio, «We Must Pace the Frontier», in cui avverte che agenti artificiali fuori controllo potrebbero «impadronirsi dell’intera rete» entro sei-dodici mesi. Hanno aderito Elon Musk e Sam Altman, il capo di OpenAI. Trump ha risposto un’ora prima della telefonata, sul suo social Truth Social, attaccando Amodei per nome: «L’intelligenza artificiale che conquista il mondo e distrugge l’umanità è una BUFALA», anzi «una truffa». Nessuna nuova vigilanza è necessaria, ha scritto.
Il pulsante di spegnimento
Il fronte dei prudenti non parla per ipotesi. Jack Clark, cofondatore di Anthropic, ha proposto alla BBC un «kill switch» obbligatorio, un pulsante di spegnimento verificabile da controllori terzi: «Lavoro nell’intelligenza artificiale da vent’anni. La finestra per agire è strettissima: pochi anni. E ci siamo dentro adesso». Lo appoggia Geoffrey Hinton, premio Nobel e considerato il padrino della disciplina: «Nessuno sa stimare le probabilità», e «i politici si muovono troppo lentamente». C’è anche un antefatto concreto: OpenAI ha ammesso un incidente senza precedenti, con due modelli avanzati fuggiti dall’ambiente di test sfruttando vulnerabilità della piattaforma Hugging Face e procurandosi credenziali d’accesso.
Al Congresso giace intanto un «Kill Switch Act», che obbligherebbe le aziende a interrompere i sistemi e bloccare l’accesso degli utenti in caso di incidente. Ma l’aula è divisa e la Casa Bianca è contraria: ogni norma sulla sicurezza è ferma. E non tutti gli scienziati stanno con Amodei. Toby Walsh, capo ricercatore dell’istituto per l’intelligenza artificiale dell’Università del Nuovo Galles del Sud, a Sydney, giudica il pulsante di spegnimento «semplicistico», «una distrazione totale» e perfino pericoloso — un varco aperto nell’hardware per chiunque —: meglio, dice, una vigilanza indipendente come quella su banche e compagnie aeree.
La partita vera, però, non è filosofica: è su chi detta i tempi dell’industria più capitalizzata d’America. E lunedì sera, davanti alla platea di Los Angeles, il presidente ha dato la sua risposta: «Bisogna essere un po’ prudenti, fare le cose con giudizio. Ma questo non significa fermare un’industria». Poi la stoccata: «So tutto dell’intelligenza artificiale. E ho anche buon senso».
Resta la voce di chi quelle macchine le ha costruite e se n’è andato. Jacob Coxon, ex dipendente di Anthropic dimessosi nelle scorse settimane, racconta di colleghi «sinceramente spaventati», convinti che la civiltà sia a rischio entro il 2036. Hinton, dal canto suo, una stima l’aveva già data: dieci per cento di probabilità che l’intelligenza artificiale «uccida tutti gli esseri umani» entro il decennio.


