CORON — Sul molo di Coron, cittadina turistica dell’isola di Palawan, le foto diffuse dalla guardia costiera filippina mostrano file di sacchi per cadaveri caricati su una piccola nave, accanto a uomini in tute protettive bianche. Poco più in là, sulla banchina, Lira Daco e il marito Menandro aspettano in lacrime notizie della figlia. Myra Bilan, 47 anni, piange al telefono con un parente. Aspettano tutti la stessa cosa: un nome, in una delle due liste.

Il bilancio dell’incendio del traghetto M/V June Aster, divampato mercoledì sera a 1,2 miglia nautiche da Coron, è salito a 35 morti dopo il recupero di altri 30 corpi dal relitto, con 54 dispersi e 43 sopravvissuti. La nave, 53 metri per passeggeri e merci, era quasi arrivata: aveva completato la traversata da Manila e si avvicinava alla destinazione quando le fiamme, verso le 18:45 locali (le 12:45 in Italia), l’hanno avvolta. Secondo il manifesto di bordo trasportava 134 persone, 117 passeggeri e 17 membri dell’equipaggio.

I soccorritori sono riusciti a salire sullo scafo solo oltre 40 ore dopo l’inizio del rogo. Perché così tardi? Perché la nave ha continuato a bruciare: le immagini della guardia costiera scattate venerdì mattina mostravano ancora fumo uscire dal relitto. Dentro, l’interno sventrato, ceneri, metallo contorto, resti carbonizzati — e la carcassa bruciata di un’automobile, una delle merci imbarcate insieme a un pick-up e a diverse motociclette.

«Ne abbiamo 30 a bordo della nostra imbarcazione, arriveranno domani», ha detto all’agenzia France Presse la portavoce della guardia costiera, il commodoro Noemie Cayabyab, spiegando che quella era la capacità massima della motovedetta usata per trasferire le salme. Restano corpi sul traghetto? «Sì, ce ne sono altri», ha risposto.

Il panico a bordo

I racconti dei sopravvissuti restituiscono i minuti della fuga. Un passeggero ha riferito all’Associated Press di non essere riuscito a raggiungere un giubbotto di salvataggio mentre gli altri, in preda al panico, gli camminavano addosso per scappare. In tutto sono stati tratti in salvo 30 passeggeri e 13 membri dell’equipaggio. Manila ha mobilitato guardia costiera, militari e imbarcazioni civili nella corsa ai superstiti al largo di Palawan, ma con il passare delle ore la ricerca si è trasformata in recupero.

La causa dell’incendio non è ancora stata stabilita. Ma la partita vera, nelle Filippine, si gioca da decenni sulla sicurezza dei traghetti interinsulari: in un arcipelago di 116 milioni di abitanti sparsi su migliaia di isole, milioni di persone dipendono da imbarcazioni economiche e poco regolamentate, e la storia dei disastri in mare è lunga e ricorrente. La June Aster, del resto, viaggiava a meno di metà carico: la sua capacità era di 306 passeggeri e 27 uomini di equipaggio.

A Coron, meta di turisti attirati dalle lagune e dai relitti della Seconda guerra mondiale, la contabilità del disastro procede sacco dopo sacco, nome dopo nome. Intanto, dal manifesto di bordo, emerge un dettaglio: due persone regolarmente iscritte alla traversata non si erano imbarcate. Sono, a oggi, le uniche due della lista ad avere avuto fortuna.