DALLAS — Il senatore repubblicano del Texas Ted Cruz elenca dal palco i nomi di tre politici democratici e, dopo ciascuno, dalla platea si leva lo stesso grido, udibile in diretta televisiva: «He should be shot», andrebbe fucilato. È accaduto giovedì sera all’American Airlines Center di Dallas, seconda e ultima giornata della prima convention di metà mandato nella storia del Partito repubblicano, riferisce la CNN.
I tre nomi scanditi da Cruz sono quelli di Zohran Mamdani, sindaco di New York; Abdul El-Sayed, candidato al Senato in Michigan; James Talarico, candidato al Senato in Texas. Il senatore non ha reagito e ha proseguito il discorso. Ha sentito? Le immagini non permettono di stabilirlo, e il suo ufficio — come il Comitato nazionale repubblicano — non ha risposto alle richieste di commento.
Il passaggio incriminato era costruito come una litania. «Una semplice verità: quando le persone ti dicono chi sono, credi loro», ha detto Cruz. «Quando Mamdani dice che vuole impadronirsi dei mezzi di produzione, lo pensa davvero. Quando Abdul El-Sayed dice di avere un “obbligo” di conformarsi alla sharia, lo pensa davvero. E quando James Talarico dice che vuole smantellare il capitalismo, lo pensa davvero». Il senatore ha poi evocato una «nuova e pericolosa alleanza rosso-verde: comunisti e islamisti».
La cornice è quella di un’operazione politica da oltre 40 milioni di dollari, montata a sette settimane dal voto di midterm del 3 novembre per compattare la base attorno alla figura del nemico interno. Donald Trump ha parlato mercoledì per oltre un’ora e mezza e ha chiuso la serata di giovedì. Su Truth Social aveva rivendicato un «sold out» con «numeri superiori alla NFL»; in realtà i biglietti erano stati distribuiti gratuitamente nei giorni precedenti e la platea non era piena.
Le reazioni dei democratici
Le condanne sono arrivate quasi tutte da sinistra. «Quando senti quel tipo di appello alla violenza, dovrebbe farci rabbrividire tutti», ha detto El-Sayed, che ha chiesto a «chiunque l’abbia sentito» di denunciarlo «per quello che è». Katherine Clark, numero due dei democratici alla Camera, ha scritto che a condannare dovrebbe essere «ogni singolo repubblicano»; la deputata del Michigan Debbie Dingell ha parlato di «odio puro». Ma una voce repubblicana c’è stata: un portavoce di Mike Rogers, il candidato che sfida El-Sayed in Michigan, ha fatto sapere che Rogers «condanna quei commenti e ogni violenza politica».
La data, poi, non era una data qualunque. Il discorso di Cruz cadeva nel primo anniversario dell’omicidio di Charlie Kirk e alla vigilia del venticinquesimo dell’11 settembre — e il senatore ha intrecciato lui stesso i due lutti: «L’odio che ha ucciso Charlie Kirk, che ha abbattuto le Torri Gemelle, che ha portato a due tentativi di assassinio del presidente Trump continua a peggiorare», ha detto, mentre dal pubblico si invocava la fucilazione degli avversari. Dal palco, il tributo a Kirk è toccato al vicepresidente JD Vance.
Un anno fa esatto, il 10 settembre 2025, Kirk — fondatore di Turning Point USA, l’organizzazione che ha portato milioni di giovani al trumpismo — veniva ucciso a colpi d’arma da fuoco mentre parlava agli studenti della Utah Valley University. Da allora la destra americana ne ha fatto il proprio martire e il simbolo di una violenza politica da combattere. A Dallas, nel giorno del suo anniversario, quella violenza è tornata a farsi sentire in sala. Applaudita.

