NEW YORK — La procura federale di Manhattan ha reso pubblica martedì l’incriminazione di cinque uomini, tutti latitanti, accusati di gestire una rete di sabotaggi e omicidi su commissione al servizio dei servizi segreti russi. In testa all’atto c’è Yuri Khrameev, 63 anni, ex colonnello noto ai suoi reclutatori come «Colonel Yuri»; con lui il figlio Kirill, 27, ufficiale dell’Fsb, il servizio di sicurezza interno erede del Kgb; due cubani residenti in Russia — tra cui il reclutatore soprannominato «Viking» — e un venezuelano di 22 anni. Riferisce Al Jazeera, insieme a Reuters, che l’ambasciata russa a Washington non ha commentato.
L’accusa per tutti e cinque è cospirazione per il finanziamento del terrorismo, fino a 20 anni di carcere; per tre di loro si aggiunge l’omicidio su commissione. L’atto la chiama «RIS Network»: attiva «almeno dal 2024», colpiva «infrastrutture civili e militari nei Paesi europei allineati, o percepiti come allineati, con l’Ucraina». «È nostro compito impedire agli avversari dell’America di scatenare violenza e terrore sul suolo americano», ha detto il ministro della Giustizia Todd Blanche. Il messaggio, dietro il linguaggio giudiziario, è che la guerra ombra di Mosca contro l’Europa è ormai un affare interno americano.
Il listino di Khrameev, ricostruito nelle carte, ha la freddezza di un preventivo. «Mi interessano tutti i Paesi che aiutano l’Ucraina», scriveva a un cittadino americano: «Getta una bottiglia di benzina contro una sottostazione elettrica… offro soldi seri per lavoro serio». Gli obiettivi: stazioni ferroviarie, cisterne di carburante, vagoni con gli aiuti umanitari per l’Ucraina, depositi di autobus e tram. Il compenso variava secondo tre criteri: «l’intensità dell’incendio», «il danno», «la risonanza».
La cronologia dell’atto scende all’indietro. Giugno 2024: uno dei cubani, Oemis Romagoza Durruthy, paga in criptovaluta viaggi per attacchi a Praga, che il premier ceco attribuì allora «molto probabilmente» alla Russia. Settembre 2024: l’incendio a Siauliai, in Lituania, contro un produttore di radio militari per l’esercito ucraino — «su ordine e a beneficio del Gru», il servizio segreto militare russo, secondo la procura lituana. Giugno 2025: il giovane Khrameev aggancia un cittadino americano alla frontiera tra Estonia e Russia; prima 200 dollari per fotografare un indirizzo a Vilnius, poi 25.000 per uccidere un esule accusato di «diffondere fango sul mio Paese». L’uomo rifiuta. La risposta: «Potrebbe essere il più grande errore della tua vita».
Il dissidente di Washington
L’estate scorsa la rete ha attraversato l’Atlantico. Tra luglio e agosto 2026 il reclutatore «Viking» avvicina un venezuelano di Brooklyn: 1.000-1.500 dollari per un video di 30 secondi davanti alla casa di un noto dissidente russo nell’area di Washington, 40.000 a chi lo «facesse sparire». Le istruzioni: parlare in codice — «misurare un terreno», «edilizia» —, telefono in modalità aereo, cancellare le chat. «Una rete globale di assassinii che è arrivata dentro gli Stati Uniti», la definisce il vice ministro per la sicurezza nazionale.
Lo stesso atto d’accusa colloca la rete in una genealogia precisa: il polonio di Alexander Litvinenko a Londra nel 2006, il Novichok contro Sergej Skripal nel 2018, l’omicidio di un esule ceceno a Berlino nel 2019 — attribuito da una sentenza tedesca agli «organi statali» russi —, la morte di Aleksej Navalny nel 2024. E questo mese un’indagine tedesca ha collegato il Gru a un attacco con droni all’aeroporto di Lipsia.
Vent’anni fa, quando Litvinenko morì avvelenato in un letto d’ospedale londinese, l’inchiesta britannica concluse che l’operazione era stata «probabilmente» approvata da Vladimir Putin. Allora servirono agenti dell’Fsb e un isotopo raro. Oggi, dicono le carte di New York, bastano una chat cifrata, qualche migliaio di dollari in criptovaluta e una bottiglia di benzina.



