GERUSALEMME — Cinquecento civili. È il numero che, secondo una delle fonti intervistate nel documentario «NAZA», l’esercito israeliano avrebbe autorizzato come prezzo accettabile per eliminare un solo dirigente di Hamas a Gaza. Una frase di pochi secondi, dentro ottanta minuti di testimonianze, che sabato sera ha portato il film al Premio speciale della giuria dell’83ª Mostra del cinema di Venezia.
Ventiquattro ore dopo, domenica in serata, il ministro israeliano della Cultura e dello Sport Miki Zohar ha annunciato che chiederà la revoca della cittadinanza ai due registi, Yuval Abraham e Rachel Szor, accusandoli di «tradimento dello Stato». Lo riferisce l’agenzia francese AFP in un dispaccio da Gerusalemme.
«La vittoria del vile film NAZA al Festival di Venezia è sconvolgente», ha scritto Zohar su X (nel post originale, in ebraico, il titolo compare storpiato in «NZ”A»). «L’odio di sé che brucia nei creatori, disposti a danneggiare la propria patria solo per ottenere l’applauso degli antisemiti di tutto il mondo, è inconcepibile e costituisce un tradimento dello Stato». Poi la promessa: «Come ministro della Cultura, agirò immediatamente per revocare la cittadinanza israeliana a questi spregevoli autori».
Il film al centro della bufera è il frutto di tre anni di lavoro: 24 interviste a militari e uomini dell’intelligence israeliana che hanno scelto di parlare, sui sistemi di puntamento basati sull’intelligenza artificiale impiegati nei bombardamenti sulla Striscia. La produzione è del Guardian, il quotidiano britannico. Secondo la sinossi ufficiale, il documentario ricostruisce i meccanismi dietro un’uccisione di massa «calcolata» di civili palestinesi. L’esercito israeliano ha respinto le accuse.
Il precedente dell’Oscar
Abraham e Szor non sono nomi nuovi per il governo di Gerusalemme. Nel 2025 hanno vinto l’Oscar con «No Other Land», sulla violenza dei coloni in Cisgiordania occupata, e già allora furono bersaglio di attacchi ministeriali. «Lasciamo parlare i soldati e gli ufficiali di ciò che hanno fatto», ha detto Abraham all’AFP presentando il nuovo film. «Gli ufficiali dell’intelligence con cui abbiamo parlato ci hanno raccontato come questa uccisione di massa sia sistemica: non per errore, ma per progetto, atti di omicidio e politiche basate sulla totale disumanizzazione dei palestinesi».
Può davvero un ministro della Cultura togliere la cittadinanza a due cittadini? No. In Israele la revoca per slealtà passa da una procedura formale che coinvolge il ministro dell’Interno e i tribunali — l’equivalente, da noi, di un percorso tra Viminale e giudici — e Zohar, da solo, non può firmare nulla. La partita, dunque, si gioca altrove: il ministro ha legato il caso alla sua riforma dei finanziamenti pubblici al cinema, che vuole negare i soldi dei contribuenti alle opere giudicate ostili all’esercito o allo Stato. Il premio di Venezia gli offre l’occasione perfetta per rilanciarla davanti al suo elettorato.
Intanto altri ministri del governo si sono uniti agli attacchi contro i due registi. E il film, forte del record di gradimento registrato al Lido, comincia il suo giro per il mondo portandosi dietro la frase da cui tutto è partito: cinquecento civili, autorizzati, per un uomo solo.



