MOSCA — «Chi c’è dietro L.E.V. Management, la società a cui il Cremlino ha appena consegnato le fabbriche di Nestlé e gli ipermercati di Auchan?». È la domanda che da giovedì sera gira negli uffici legali di mezza Europa, da quando il portale russo dell’informazione giuridica ha pubblicato, a tarda ora, un decreto firmato dal presidente Vladimir Putin.
Il testo trasferisce sotto «gestione temporanea» — l’amministrazione esterna prevista per gli asset dei «Paesi ostili» — le attività russe del colosso alimentare svizzero Nestlé, della catena francese di supermercati Auchan, di Lemana Pro (l’ex Leroy Merlin, il gigante del bricolage) e di due operatori logistici, FM Logistic e Bati Logistics, riferisce Bloomberg. La proprietà formale resta agli azionisti. Ma il controllo operativo passa allo Stato, che lo affida a un gestore scelto da Mosca.
Ed è qui la prima domanda senza risposta. La beneficiaria, la JSC L.E.V. Management, è una società di consulenza registrata a Mosca nell’ottobre 2024, senza attività commerciale visibile e con proprietari non dichiarati. Il suo direttore generale ha nome e data di nascita che coincidono con quelli di un maggior generale del ministero dell’Interno, vice capo del dipartimento migrazioni dal 2016, scrive Novaya Gazeta Europe, testata indipendente russa in esilio. Una scatola vuota, insomma — ma con un generale alla scrivania.
Seconda domanda: che cosa significa, in pratica, «temporanea»? I precedenti parlano chiaro. Danone finì sotto amministrazione esterna nel 2023 e nel 2024 fu costretta a vendere per circa 180 milioni di euro a un nipote di Ramzan Kadyrov, il leader ceceno, con una perdita totale di 1,2 miliardi. Heineken uscì dalla Russia cedendo tutto a 1 euro. Nella prassi del Cremlino, la gestione temporanea è l’anticamera dell’addio a prezzo di saldo.
Le prime reazioni
Venerdì mattina le aziende hanno rotto il silenzio, con cautela. Nestlé «prende atto» del decreto e si dice pronta «a tutti i passi necessari per proteggere i propri diritti», valutando le opzioni legali; nient’altro, nemmeno dal portavoce interpellato dall’agenzia svizzera AWP. Il titolo ha ceduto l’1,7% alla Borsa di Zurigo, a 77,01 franchi. La controllata russa di Auchan — 241 punti vendita, di cui 62 ipermercati, e oltre 33.000 dipendenti — ha chiesto chiarimenti alle autorità. Lemana Pro tira dritto: nessuna comunicazione ufficiale ricevuta, negozi aperti come sempre.
Terza domanda: perché proprio loro? Sono tra i pochi grandi nomi occidentali rimasti dopo l’invasione dell’Ucraina. Nestlé opera in Russia dal 1994, con sei stabilimenti tra caffè, dolciumi, alimenti per l’infanzia e cibo per animali e circa 7.000 dipendenti; le vendite russe, 2 miliardi di franchi prima della guerra, oggi pesano poco più dell’1% del gruppo — impatto limitato, calcola un analista della banca d’affari svizzera Vontobel. Auchan e l’ex Leroy Merlin, entrambe della famiglia Mulliez, sono nel Paese da oltre vent’anni.
Resta l’ultima domanda, la più pesante: chi sarà il prossimo? Un decreto dell’autunno 2025 ha accelerato le nazionalizzazioni — valutazione degli asset in dieci giorni, operazioni affidate a Promsvyazbank, la banca del ministero della Difesa. Oltre 1.000 aziende straniere hanno lasciato o ridotto le attività in Russia dal 2022; tra le grandi restano PepsiCo e Mondelez. Il messaggio del decreto di giovedì sera è per loro: in Russia si rimane alle condizioni del Cremlino, e solo finché al Cremlino conviene.



