Donald Trump non intende rallentare la corsa americana all’intelligenza artificiale. Mentre alcuni dei principali protagonisti del settore chiedono maggiore prudenza di fronte ai rischi legati allo sviluppo di sistemi sempre più potenti, il presidente degli Stati Uniti respinge gli scenari più catastrofici e mette al primo posto la competizione con la Cina: «Chi vince nel campo dell’IA, vince».
Il dibattito si è intensificato dopo l’intervento di Dario Amodei, amministratore delegato di Anthropic, che il 12 settembre ha pubblicato il saggio We Must Pace the Frontier, chiedendo di moderare il ritmo di sviluppo dei modelli più avanzati e di introdurre regole vincolanti per il settore.
Secondo Amodei, affidarsi esclusivamente all’autoregolamentazione delle aziende non sarebbe più sufficiente di fronte alla velocità con cui stanno aumentando le capacità dei sistemi. La proposta punta a guadagnare tempo per sviluppare strumenti di sicurezza e meccanismi di controllo prima che emergano capacità difficili da governare.
La discussione sui rischi estremi dell’IA era stata alimentata anche da Jacob Coxon, giovane ricercatore che ha lasciato Anthropic manifestando pubblicamente forti preoccupazioni per la possibilità che lo sviluppo di una superintelligenza possa produrre conseguenze catastrofiche. Nel settore viene utilizzata l’espressione “P(doom)” per indicare la probabilità attribuita a scenari nei quali un’intelligenza artificiale fuori controllo provochi conseguenze esistenziali per l’umanità.
Gli allarmi hanno trovato ascolto anche tra alcuni protagonisti della Silicon Valley. Il dibattito sulla necessità di introdurre maggiori garanzie coinvolge infatti dirigenti e ricercatori delle maggiori società impegnate nello sviluppo dell’intelligenza artificiale, mentre negli Stati Uniti cresce il confronto tra chi chiede una regolamentazione più stringente e chi teme che nuovi vincoli possano rallentare Washington nella competizione tecnologica con Pechino.
Trump si colloca nettamente nel secondo campo. Interpellato durante la sua permanenza in Irlanda sulla possibilità di rallentare lo sviluppo dell’IA o introdurre maggiori restrizioni, il presidente ha sostenuto che gli Stati Uniti devono conservare il vantaggio acquisito sulla Cina.
«Siamo all’avanguardia rispetto alla Cina nell’intelligenza artificiale. Siamo il Paese più avanzato al mondo e, francamente, voglio che rimanga tale», ha affermato. Trump non ha escluso completamente l’introduzione di misure di sicurezza, parlando della possibilità di predisporre dei “guardrail”, ma ha contestato duramente le previsioni più pessimistiche.
Secondo il presidente, dietro parte degli allarmi vi sarebbero «forze molto negative» che prospettano scenari destinati a non verificarsi. La priorità della Casa Bianca resta quindi quella di evitare che una regolamentazione eccessiva comprometta il vantaggio tecnologico statunitense.
Anche dalla Cina sono arrivate critiche alla proposta di rallentare la corsa all’IA. Il Global Times, quotidiano vicino alle posizioni del governo di Pechino, ha interpretato le richieste provenienti dagli Stati Uniti come una strategia da “Guerra Fredda” finalizzata soprattutto a contenere lo sviluppo tecnologico cinese.
Secondo il giornale, dietro l’argomento della sicurezza si nasconderebbe il tentativo di creare barriere tecnologiche e normative capaci di preservare la supremazia americana e limitare il ruolo della Cina nella futura governance internazionale dell’intelligenza artificiale.
Il confronto sulla sicurezza dell’IA si intreccia così sempre più apertamente con la competizione geopolitica tra Washington e Pechino. Da una parte alcuni dei protagonisti dell’industria tecnologica sostengono che la velocità dello sviluppo stia diventando essa stessa un rischio; dall’altra Stati Uniti e Cina temono che rallentare unilateralmente significhi consegnare al rivale un vantaggio strategico difficilmente recuperabile.
La tensione ha raggiunto anche i mercati. I titoli legati all’intelligenza artificiale hanno registrato forti vendite nelle prime contrattazioni asiatiche dopo i nuovi avvertimenti provenienti dal settore, segnale di quanto il dibattito sulla sicurezza possa ormai incidere anche sulle aspettative degli investitori.
La questione non riguarda quindi più soltanto il futuro della tecnologia. La corsa all’intelligenza artificiale sta diventando uno dei principali terreni della competizione strategica tra le grandi potenze e le parole di Trump ne sintetizzano la logica: per Washington rallentare potrebbe significare non soltanto perdere una sfida industriale, ma cedere alla Cina una posizione decisiva negli equilibri globali dei prossimi decenni.



