PARIGI — Alle 20 di questa sera, alla Paris La Défense Arena di Nanterre — il più grande palazzetto coperto d’Europa, oggi ribattezzato Plénitude Arena — Celine Dion torna a cantare un concerto intero. Il primo dal 2020, quando la sindrome della persona rigida, una rara malattia neurologica autoimmune che irrigidisce i muscoli fino a togliere il controllo della voce, la costrinse a fermarsi. La cantante canadese ha 58 anni e non saliva su un palco per una serata tutta sua da sei.

Non è una data isolata. È l’inizio di una residency monumentale: partita con 10 serate, riferisce Reuters, è cresciuta fino a 26 concerti che si chiuderanno il 29 maggio 2027. Alla lotteria per la prevendita si sono iscritti oltre 9 milioni di persone; più di 480 mila biglietti sono andati esauriti in poche ore. In scaletta i successi in francese e in inglese, con la direzione creativa di Willo Perron.

Tutto era cominciato il 30 marzo, con un video girato sotto la Torre Eiffel nel giorno del suo compleanno. «Sto gestendo la mia salute, mi sento bene, sto cantando di nuovo, e anche ballando un po’, ovviamente», diceva alla telecamera. E poi: «Quest’anno ricevo il più bel regalo di compleanno della mia vita: la possibilità di rivedervi, di cantare di nuovo per voi a Parigi». La scelta della città non è casuale: è la Francia che nel 1995 fece di «D’eux» l’album francofono più venduto di sempre, ed è la piazza dove il ritorno vale una consacrazione, non una semplice ripartenza.

La diagnosi del 2022

La caduta era stata pubblica quanto la carriera. Nel dicembre 2022 Dion rivelò la diagnosi della sindrome della persona rigida, dopo aver già cancellato il Courage World Tour. Seguirono anni di silenzio quasi totale, raccontati poi nel documentario «I Am: Celine Dion», dove la si vede lottare con spasmi che le bloccano il corpo in piena seduta di fisioterapia. «In questi anni ho sentito ogni giorno le vostre preghiere e il vostro sostegno», ha detto nel video di marzo.

La risalita è passata da due apparizioni misurate al millimetro. Nel luglio 2024, alla cerimonia d’apertura delle Olimpiadi di Parigi, cantò «Hymne à l’amour» di Édith Piaf dal primo piano della Torre Eiffel: tre minuti che commossero il mondo e dissero che la voce c’era ancora. Pochi mesi dopo, due canzoni a una sfilata di Elie Saab in Arabia Saudita. Ma un’apparizione non è un concerto. La prova vera — due ore di palco, sera dopo sera — comincia stasera.

Il ritorno riporta Dion nel territorio che conosce meglio: la residency. Fu lei, con «A New Day…» a Las Vegas dal 2003 al 2007, a inventare il modello della grande star che non gira il mondo ma lo fa venire a sé — la residency più redditizia di sempre, un formato poi copiato da tutti. Cinque Grammy, 20 Juno canadesi, la Legion d’onore francese, seconda donna della storia a superare il miliardo di dollari di incassi dal vivo: i numeri di una carriera che sembrava chiusa e che riparte da Nanterre.

Nel video d’annuncio c’era anche una battuta: «Nella mia carriera ho registrato molti messaggi di compleanno, ma è la prima volta che ne registro uno per il mio». Il primo compleanno, quello vero, era stato il 30 marzo 1968 a Charlemagne, cittadina operaia del Quebec: ultima di 14 figli di una famiglia di musicisti poveri, cantava in piedi sul tavolo della cucina. Stasera il tavolo è il palcoscenico più grande d’Europa.