DUBLINO — Al tavolo del Consiglio informale dei ministri dell’Agricoltura, riunito a Dublino sotto la presidenza irlandese di turno dell’Ue, la posta in gioco è la più pesante di tutte: il prossimo bilancio pluriennale dell’Unione, con diversi Stati che chiedono tagli alle due voci storiche, coesione e agricoltura. Ed è lì che il ministro portoghese dell’Agricoltura e della Pesca, José Manuel Fernandes, ha messo sul tavolo la proposta più insolita della giornata: che sia Bruxelles a pagare le capre.
L’idea, riferisce Politico Europe, è che il bilancio comunitario finanzi il pascolo di capre, bovini e ovini nelle aree ad alto rischio di incendio. Gli animali brucano gli arbusti e riducono la biomassa che alimenta i roghi: una squadra di pompieri a quattro zampe, a costo minimo. Il Portogallo e alcune regioni spagnole gestiscono già programmi simili, ma con fondi nazionali. Fernandes vuole che diventino una politica europea.
Gli argomenti del ministro sono costruiti su misura per il negoziato in corso. La prevenzione degli incendi, ha detto, è «lavoro a beneficio dell’intera Unione europea» e contribuisce a ridurre le emissioni di carbonio; il 42 per cento della Politica agricola comune — il grande capitolo dei sussidi ai campi — è del resto già destinato a obiettivi ambientali. Fernandes si è spinto oltre: usare per il pascolo anche i proventi del sistema europeo di scambio delle quote di emissione, il mercato dei permessi di CO2 oggi impiegato per abbattere le emissioni dei trasporti.
Attorno al tavolo, le posizioni si sono allineate più di quanto l’eccentricità della proposta lasciasse prevedere. Il commissario europeo all’Agricoltura, il lussemburghese Christophe Hansen, ha insistito sulla preparazione delle aziende agricole alle siccità future: acqua sufficiente sia per spegnere gli incendi sia per irrigare nei mesi secchi. Il padrone di casa, il ministro irlandese Martin Heydon, che negozia a nome degli Stati membri, ha lasciato intendere di volere l’agricoltura dentro il quadro sulla resilienza climatica che la Commissione presenterà a ottobre. E lo spagnolo Luis Planas ha chiesto più fondi Ue contro la siccità, indicando tra le soluzioni le colture ottenute con le nuove tecniche di editing genetico.
Le capre pompiere dell’Algarve
Il Portogallo, del resto, non parla per ipotesi. Il programma delle «capre pompiere» lo avviò l’istituto forestale del governo di Lisbona nel 2018, dopo la stagione di incendi più letale della storia del Paese, con un budget di poche migliaia di euro. Arrivò ad arruolare circa 11.000 capre e una quarantina di pastori — troppo pochi, sempre: la carenza di pastori è rimasta il tallone d’Achille del progetto. Il New York Times, in un reportage del 2019, raccontò la storia di Leonel Martins Pereira, allora 49 anni, ultimo pastore del suo villaggio in Algarve con 150 capre: bestie capaci di brucare perfino il corbezzolo, la pianta dalle foglie cerose e infiammabilissime con cui i locali distillano l’acquavite. Dopo quei roghi, il governo portoghese portò al 50 per cento la quota del bilancio antincendio destinata alla prevenzione: nel 2017 era al 20.
Ma la partita vera, a Dublino, non sono le capre. È la difesa dei fondi agricoli, che i ministri del Sud stanno ribattezzando prevenzione climatica per sottrarli alla scure dei Paesi rigoristi: se il pascolo diventa lotta agli incendi, tagliarlo diventa politicamente molto più costoso. Le capre dell’Algarve, in questo negoziato, sono il volto più simpatico di una battaglia di bilancio durissima.



