BERLINO — La Germania scende in piazza per chiedere di sopprimere per legge il partito che gli elettori hanno appena premiato come mai prima. Sabato circa 150.000 persone, secondo la stima degli organizzatori riferita dall’Agence France-Presse, hanno manifestato in una ventina di città — Berlino, Amburgo, Monaco — per invocare la messa al bando dell’AfD, Alternative für Deutschland, la formazione di estrema destra che sei giorni fa ha conquistato il 43,8 per cento dei voti alle regionali in Sassonia-Anhalt. È il cortocircuito tedesco di questo autunno: per difendere la democrazia, una parte del Paese chiede di cancellare il partito più votato.

A promuovere la giornata è stato Pruef, gruppo di campagna nato proprio per ottenere il bando, insieme alla rete civica Campact, che conta 25.000 persone ad Amburgo e 12.000 a Monaco. A Berlino la polizia parla di «diverse migliaia» di manifestanti divisi in più cortei, uno dei quali ha sfilato davanti al Rotes Rathaus, il municipio della capitale. Sui cartelli, due slogan: «Mettete al bando l’AfD subito» e «La democrazia non ha bisogno di alternative».

«Un ampio spaccato della società civile scende in piazza per impedire che i nemici della Costituzione, l’AfD in Sassonia-Anhalt, arrivino al potere di governo», ha detto il direttore di Campact, Christoph Bautz. Ma l’AfD non è rimasta a guardare: a Berlino ha organizzato una contro-manifestazione con Kristin Brinker, la sua capolista alle regionali della capitale in programma domenica prossima, il 20 settembre. Il calendario, qui, non è un dettaglio: la piazza di sabato era anche un comizio per il voto che viene.

Il 43,8 per cento di Magdeburgo

Tutto nasce da domenica 6 settembre. In Sassonia-Anhalt, Land dell’Est con 2,1 milioni di abitanti e capoluogo Magdeburgo, l’AfD ha più che raddoppiato il risultato di cinque anni fa, mentre la Cdu del cancelliere Friedrich Merz è crollata al 17,2 per cento dopo 24 anni di guida ininterrotta della regione. «Abbiamo ottenuto esattamente ciò che volevamo. Abbiamo fatto la storia in questo Land», ha esultato il capolista trentacinquenne Ulrich Siegmund, che ha ringraziato — non senza malizia — l’impopolarità di Merz per il successo della propria campagna.

Eppure quei voti, per ora, non bastano. L’AfD ha 39 seggi su 83, tre sotto la maggioranza, e tutti i partiti tradizionali rifiutano qualsiasi alleanza in nome del Brandmauer, il «muro di fuoco» che dal dopoguerra tiene l’estrema destra fuori dalle stanze del potere. Il partito non ha mai governato né un Land né a livello federale: se Siegmund — che puntava a governare da solo e ora si dice aperto a intese — trovasse un alleato, sarebbe il primo esecutivo regionale di estrema destra in Germania dal 1945.

Ma si può davvero vietare un partito? La Costituzione tedesca lo consente, e l’intelligence interna classifica già l’AfD come formazione «di estrema destra», accusandola di xenofobia e antisemitismo. La decisione però spetterebbe alla Corte costituzionale di Karlsruhe, la Consulta tedesca, e le barriere giuridiche sono altissime. Merz resta scettico, e la sera del voto ha lasciato la sede della Cdu dopo le 22 senza dire una parola.

Il silenzio del cancelliere pesa quanto i cortei. La Sassonia-Anhalt apre una serie di regionali autunnali, Berlino tra sette giorni, e la copresidente federale dell’AfD Alice Weidel ha già dettato la linea alla tv pubblica Zdf: la Cdu, ha detto, non vincerà più. La piazza chiede il bando; le urne, per ora, rispondono altro.