KIEV — I passeggeri corrono lungo la massicciata, qualcuno con la valigia ancora in mano, mentre alle loro spalle la locomotiva brucia ed esplode. Il video, girato questa mattina in Volinia, la regione del nord-ovest ucraino che confina con la Polonia, dura pochi secondi. Tanto basta per capire dove è arrivata la guerra: a due chilometri dalla frontiera dell’Unione europea.

Un drone russo ha colpito la motrice del treno passeggeri Kiev-Varsavia, il collegamento che ogni giorno porta gli ucraini in Europa. Nessun ferito tra i viaggiatori, riferisce Bloomberg citando Ukrzaliznytsia, le Ferrovie ucraine: il gruppo di monitoraggio della compagnia aveva avvisato in anticipo l’equipaggio della minaccia, e l’evacuazione è scattata in tempo. Il vicedirettore per il trasporto passeggeri delle Ferrovie ha confermato alla televisione pubblica ucraina che si è trattato di un drone russo. Per un Paese che, con i cieli chiusi dal 2022, resta collegato all’Europa quasi soltanto su rotaia, colpire quel treno significa colpire l’ultimo cordone ombelicale con l’Occidente.

Non è stato l’unico impatto della mattinata. Un secondo drone ha centrato un distributore di carburante e un camion al valico di Yahodyn, a 800 metri dal posto di frontiera polacco di Dorohusk. Il valico è stato chiuso temporaneamente, ha detto a Reuters un portavoce della Guardia di frontiera di Varsavia; la portavoce del ministero dell’Interno polacco ha precisato che sul lato polacco non ci sono feriti.

Ma la Polonia non è rimasta a guardare. Il Centro governativo di sicurezza ha diramato l’allarme aereo per diversi distretti del voivodato di Lublino — la provincia orientale che tocca il confine ucraino — e il comando operativo delle forze armate ha attivato i sistemi di difesa e di ricognizione, senza registrare violazioni dello spazio aereo. Il messaggio dei droni, più che ai passeggeri di un treno, sembra rivolto a Varsavia e a Bruxelles: la Russia colpisce dove l’Europa può vedere da vicino.

La notte dei 453 droni

Kiev lo ha detto senza giri di parole. «Questo è il terrore di Putin che bussa direttamente alle porte della Ue e della Nato. I barbari russi sono al vostro cancello, cari partner», ha scritto su X il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha, chiedendo «embargo commerciale totale, divieti d’ingresso totali, sanzioni totali sul complesso militare-industriale» russo.

L’attacco al treno è solo il frammento più simbolico di una notte pesantissima. L’aeronautica ucraina ha contato 453 droni Shahed e Gerbera — alcuni a reazione — oltre a esche e missili: 405 droni e 6 missili sono stati abbattuti, ma gli impatti hanno toccato 13 località. Il bilancio delle ultime 24 ore è di 6 civili uccisi e 43 feriti: tre morti nel Donetsk, una donna di 71 anni a Mykolaiv, un morto a Kherson, cinque feriti nella stessa Volinia. Blackout a Dubno, nella regione di Rivne; danni a Ivano-Frankivsk, Ternopil, Leopoli e Odessa.

È il secondo giorno consecutivo di assalto su questa scala: sabato il presidente Volodymyr Zelensky aveva parlato di quasi 500 droni lanciati in una sola notte. A Bruxelles i funzionari europei cominciano a chiamare le violazioni dello spazio aereo del continente una «nuova normalità». Una formula burocratica per dire che nessuno sa più dove passi il confine della guerra.

Poche ore prima dell’attacco al treno, del resto, un altro drone era precipitato in un campo di mais nel nord della Romania, dopo aver attraversato lo spazio aereo ucraino e moldavo. Territorio Nato anche quello.