WASHINGTON — «Questo caso storico è una vittoria per la sicurezza nazionale e lo Stato di diritto». Così il procuratore generale Todd Blanche ha annunciato venerdì, dal Dipartimento di Giustizia, l’espulsione verso l’Afghanistan di Nazira Haji Zada, 47 anni, afghana con lo status di residente permanente legale — la «carta verde» — che viveva a Fort Worth, in Texas.
La frase pesa più del singolo caso. Per rimandare a Kabul la donna, mai incriminata da alcun tribunale ordinario, l’amministrazione ha attivato per la prima volta l’Alien Terrorist Removal Court, la corte speciale per l’espulsione degli stranieri sospettati di terrorismo creata dal Congresso nel 1996 e rimasta inutilizzata per trent’anni, riferisce Reuters. Haji Zada ha rinunciato a contestare la detenzione ed è già stata espulsa.
I suoi difensori d’ufficio, Mary Petras e Matthew Farley, hanno messo agli atti che il consenso all’espulsione «non va letto come un avallo della legittimità di questa corte». E hanno alzato il tiro: «Trascinare residenti permanenti in tribunale rifiutando di mostrare le prove è una palese violazione del giusto processo. Siamo certi che questa corte sarà dichiarata incostituzionale».
L’Ak-47 e i biglietti per Kabul
La vicenda comincia nell’ottobre 2024, quando l’Fbi arresta il figlio della donna, Abdullah Haji Zada, e il genero Nasir Ahmad Tawhedi: avevano comprato fucili Ak-47 da un agente sotto copertura per compiere una sparatoria di massa in nome dell’Isis in Oklahoma il giorno delle elezioni presidenziali. La famiglia aveva iniziato a vendere i propri beni e acquistato biglietti di sola andata per Kabul. Entrambi si sono dichiarati colpevoli: il figlio sconta 15 anni per l’acquisto di armi a sostegno di un’organizzazione terroristica, il genero — la «forza trainante» del piano, secondo gli inquirenti — attende la sentenza. La madre, invece, non è mai stata incriminata: gli atti giudiziari la descrivono come una donna che non parlava inglese e non sapeva né leggere né scrivere.
Perché allora un tribunale speciale e non un processo ordinario? Perché la corte del 1996 ammette prove classificate, che la difesa non può vedere: riceve solo una sintesi non riservata. I suoi cinque giudici, con mandati scaglionati di cinque anni, sono nominati dal presidente della Corte Suprema — l’equivalente del nostro primo presidente della Cassazione. La prima udienza della sua storia si è tenuta solo quest’anno, ricostruisce il Washington Post. L’ordine di rimozione, firmato il 20 agosto dalla giudice capo Joan Ericksen e desecretato solo ora, si fonda su una sintesi che dipinge la donna come sostenitrice dell’Isis impegnata a «radicalizzare la famiglia»; la segretezza è motivata con il rischio di esporre le fonti dell’Fbi.
Il Dipartimento di Giustizia assicura di aver consegnato ai legali mezzo terabyte di documenti e sostiene che la donna «ha ammesso di essere una alien terrorist» rinunciando all’appello. Il direttore dell’Fbi Kash Patel ha chiuso il cerchio: «È venuta nel nostro Paese, lo ha tradito e ha perso il diritto di viverci». Blanche ha aggiunto che «chi sostiene e giustifica il terrorismo non dovrebbe vivere negli Stati Uniti».
Il precedente, intanto, è fissato: l’amministrazione ha ora uno strumento collaudato per espellere residenti legali senza passare da un’aula ordinaria, e l’accordo con la difesa lascia irrisolte tutte le questioni costituzionali. Un ex senior counsel per la sicurezza nazionale del Dipartimento parla di «una storia di successo». Ma è un’altra ex avvocata del ministero, Jess Dawgert, a dire la frase che resta: «Non riesco a immaginare che, ottenuta questa confessione così in fretta, non la useranno di nuovo».

