Riflessioni su un articolo, uno sguardo al passato

di Enrico Malagrotto

ore 00.15 – I primi reparti di commando sovietici prendono terra in diversi punti a nord di Pesaro e a sud del Monte Conero. Ovviamente, giacché questi reparti sono in possesso di esattissime carte, non tardano a prendere possesso dei punti prestabiliti. Nulla la resistenza, sia per la sorpresa sia perché i vari reparti italiani stanno cercando di organizzarsi, dopo che è stato annunciato l’attacco sovietico (1).

Nei primi anni Settanta, per iniziativa della redazione di Interconair – Aviazione & Marina, rivista mensile di analisi del settore della difesa, venne riunito attorno ad un tavolo un gruppo di esperti nel campo militare, economico, politico, sindacalista ed enti locali per elaborare uno studio (di fantapolitica) che dopo diversi mesi di lavoro portò alla stesura di un lungo articolo dal titolo “Le ultime 100 ore di libertà Italia”. Il pezzo, pubblicato sul numero 70 nel settembre del 1970, aveva come scopo quello di descrivere in maniera diretta e senza filtri, a detta degli articolisti, la realtà di allora. L’analisi che viene definita dagli autori come “molto meno fantascientifica di quanto si possa ritenere” (2) assume l’importante ruolo di “campanello d’allarme” (3) per evidenziare prima di tutto le fragilità del Paese e la possibilità di un’invasione dell’Armata Rossa su suolo italiano, “detonatore” (4) in una situazione interna già di per sé delicata.

Il contesto interno e internazionale in cui avvengono le vicende è il seguente: nel 1971 la situazione in Jugoslavia è molto grave dopo la morte del Maresciallo Tito (nella ricostruzione degli autori). I diversi gruppi politici ed etnici che compongono lo Stato socialista a gran voce reclamano una propria autonomia, mentre in Serbia e Montenegro ritornano, dopo anni di silenzio (a seguito dell’uscita dal Cominform del Paese slavo nel 1949) i gruppi comunisti Stalinisti i quali chiedono aiuto al Patto di Varsavia per soffocare gli atti di guerriglia e di sabotaggio compiuti dai gruppi ribelli. Le truppe sovietiche, bulgare, ungheresi, polacche e tedesco orientali occupano le maggiori città e vie di comunicazioni evitando i punti di frontiera con l’Italia. L’azione viene condannata dal presidente Nixon con una dichiarazione. Dal punto di vista interno, appaiono in maniera preponderante gli attentati che nella ricostruzione avvengono durante i comizi dei sindacalisti a Bologna, le manifestazioni di protesta e la caccia della popolazione inferocita ai presunti colpevoli, la reazione delle Forze dell’ordine e le vittime degli scontri. Il governo italiano è quadripartitico di centro-sinistra e vede l’onorevole Botton (nome di fantasia) come presidente del Consiglio, il quale con molta difficoltà riesce a mantenere unito l’esecutivo. In un crescendo di tensione anche i leader dell’Unione Sovietica intervengono condannando l’atteggiamento italiano a loro giudizio per nulla orientato alla difesa della classe lavoratrice vittima degli abusi. Il messaggio recita:

Il governo e i lavoratori dell’Unione Sovietica non possono restare insensibili al grido di dolore che viene loro rivolto dai lavoratori italiani, così duramente colpiti dalla furia degli assassini nazi-fascisti, e all’invocazione di aiuto a loro rivolta quel giorno stesso da alti esponenti del governo popolare della Regione Emilia Romagna. Invita pertanto il Governo Italiano a voler provvedere affinché i lavoratori italiani vengano maggiormente difesi durante l’azione di cautela dei loro diritti. In caso contrario il Governo e il Popolo dell’Unione Sovietica saranno costretti a prendere le misure per tutelare la sicurezza dei lavoratori italiani (5).

Agli scioperi e alle occupazioni per manifestare contro i fatti criminali avvenuti pochi giorni prima, si aggiungono anche rese dei conti che portano ad aumentare il grado di tensione nel Paese. Alti esponenti politici e religiosi cercano di mediare tra le parti mentre le Forze dell’Ordine, in qualche caso, si ritrovano disarmate dai rivoltosi. A Roma i Vertici militari, del Servizio segreto e della Pubblica Sicurezza si confrontano su come rispondere alla crisi interna che sempre di più appare fuori controllo. Ogni azione viene meticolosamente discussa per evitare ulteriori reazioni. Le autorità politiche locali comunicano che risulta ancora difficile quantificare il numero di vittime e feriti provocati dagli scontri dei giorni precedenti avvenuti a Bologna e Firenze considerata la frammentarietà dei diversi episodi.

Il governo nella capitale discute su come reagire al messaggio consegnato da Mosca, ma la linea è quella di considerare la lettera solo come una provocazione. Di parere diverso, invece, appare il sottosegretario agli Esteri, il quale riceve dalle mani dello stesso ambasciatore sovietico in Italia un altro telegramma molto più preoccupante del primo:

Riscontrando che malgrado gli sforzi di cooperare che il Governo dell’U.R.S.S. ha fatto nei confronti del governo italiano, i lavoratori italiani continuano ad essere trucidati dagli assassini nazi-fascisti. Pertanto il governo ed il popolo dell’Unione Sovietica si vedono costretti, come è già accaduto in Cecoslovacchia ed in Jugoslavia, ad intervenire per salvaguardare l’incolumità e i diritti sociali dei lavoratori italiani a partire dalle ore 00 di domenica 27 giugno inviando un contingente di volontari che collaboreranno con il Governo Italiano a ristabilire l’ordine ed i diritti dei lavoratori dovunque ce ne sarà bisogno (6).

Il caldo sole dell’estate porta molti italiani a riversarsi nelle spiagge mentre un gruppo di turisti sbarca da piccole imbarcazioni nei pressi di Duino, poco lontano da Trieste. Le Forze Armate sono in stato di massima allerta anche se il personale disponibile è poco.
L’Italia è in guerra. Il governo italiano, impossibilitato a contattare gli americani e la NATO, ritiene che la decisione migliore sia affidare l’incarico all’Onorevole Curto (nome di fantasia) a capo del Partito Comunista Italiano che provvederà a formare un nuovo esecutivo, accogliere i funzionari sovietici, a far uscire il Paese dall’Alleanza Atlantica, a render il Paese neutrale (senza basi militari statunitensi sulla penisola) e a firmare un trattato di amicizia con l’Unione Sovietica. All’aeroporto di Fiumicino atterrano quattro velivoli della compagnia aerea Aeroflot con a bordo quattrocento consiglieri che presto raggiungono Palazzo Chigi e l’ambasciata sovietica.

Nel nord Italia truppe e forze meccanizzate russe avanzano dal settore nord est assieme a elementi aerotrasportati che prendono il controllo dei maggiori aeroporti civili e militari. Le difese missilistiche italiane risultano fuori uso. Ad Aviano i caccia-bombardieri statunitensi decollano alla volta della Germania mentre i velivoli con la stella rossa prendono possesso della base aerea. In tutta l’Italia si registrano scontri tra le nostre Forze Armate e quelle russe nonché con elementi paramilitari armati mentre le postazioni di difesa asserragliate sul fiume Tagliamento vengono sorprese alle spalle. Alla radio sulle note dell’Internazionale, si invita la popolazione e i militari a collaborare. Esponenti del neocostituito Comitato degli Italiani Socialisti Liberi attraversano l’Adriatico e si rifugiano in Albania da cui trasmettono alla radio il seguente comunicato che gode anche dell’appoggio del governo di Pechino (all’epoca ostile a quello di Mosca):

Il popolo cinese e il popolo albanese – prosegue la comunicazione – sono vicini al popolo italiano e non mancheranno di svolgere tutte le attività che saranno necessarie per liberare i lavoratori italiani “dalle violenze da nuovi zar compiute dalla cricca dei revisionisti sovietici”(7).

La ricerca per i dettagli da parte degli autori del lungo articolo non permette di trattare per esteso ogni singolo aspetto che viene descritto. Tuttavia si può evidenziare che lo studio causò non poche polemiche soprattutto nella stampa che descrisse il pezzo come ispirato dagli ambienti militari e quindi politicamente schierato. In particolare il giornale l’Unità, nell’ottobre del 1970, dedicò molto spazio alla presentazione e contestazione dell’elaborato descrivendolo come “provocatorio” (8) e “ridicolo” (9). In forma meno pubblica furono gli interventi da parte di quell’ambiente di fatto preso in causa, ovvero quello della Difesa, il quale riconobbe l’assoluta preparazione tecnica degli autori in materia di assetti e armamenti. Anche la scelta di elaborare questo studio sotto forma di narrazione fantapolitica permise di avvicinare molti più lettori, sebbene, come confessa la stessa redazione, non fu possibile documentare le reazioni della gente comune che all’epoca assumeva il doppio ruolo di bacino per la leva militare obbligatoria e di contribuente per le spese militari.

Ma attualmente come risponderebbe il pubblico ad uno studio del genere se venisse pubblicato in questi mesi? A distanza di cinquant’anni la potenza narrativa di questo lavoro continua a sorprendere e a far discutere. Grazie ad Internet è stato possibile rendere disponibile l’articolo continuando la sua missione di monito che stimola le coscienze. Nel contesto di un ordine geopolitico in costante mutamento in cui si affaccia di nuovo l’esigenza di un massiccio riarmo, lo studio elaborato da Interconair può senza dubbio contribuire a delineare il rapporto che da sempre il Paese ha con le proprie Forze Armate e Forze dell’ordine, sia nel contesto nazionale che in quello internazionale alla luce del confronto tra occidente – in particolare Italia – e Russia che mai come ora appare attuale. “Le ultime 100 Ore di Libertà in Italia” rappresenta, perciò, a tutti i livelli, uno strumento necessario per chi vuole approfondire e riflettere su tematiche molto sensibili ma sempre attuali che caratterizzano, seppur in forme diverse, il dibattito quotidiano.

Note:
1 – Associazione Nazionale Fanti Arresto, 2009, p.36
2 – Ibid, p.1
3 – Ibid, p.1
4 – Ibid, p.1
5 – Ibid, p.14
6 – Ibid, p.19
7 – Ibid, p.39
8 – Interconair – Aviazione & Marina Internazionale, n.100, maggio 1973, p.91
9 – Ibid, p.91