Russia. Crocus City Hall: il Cremlino insiste, ‘regia ucraina e occidentale’

Ma si tratta di una tesi debole.

di Guido Keller

Resta alto il livello di allerta in Russia a seguito del sanguinoso attentato alla Crocus City Hall di Mosca, costato la vita a 143 persone. Il dato è stato comunicato dalle autorità locali, ma sembra essere destinato a salire in quanto vi sarebbero ancora dispersi.
L’Fsb (Servizio federale di sicurezza) e l’antiterrorismo hanno sgominato ieri una cellula a Rostov sul Don, non distante dal confine ucraino, arrestando cinque jihadisti intenti a reclutare nuovi membri. Lo ha riportato la Tass, la quale ha anche aggiunto che “L’attività criminale del gruppo era coordinata dall’estero”, da dove arrivavano i finanziamenti. Non è stato indicato il paese coinvolto, ma la Duma ha chiesto ulteriori indagini.
Per l’attentato alla Crocus City Hall del 22 marzo gli inquirenti hanno arrestato in totale 8 persone, ma ci sono anche diversi fermi.
I quattro attentatori intercettati a Bryansk, vicino al confine ucraino mentre fuggivano, sono cittadini tagiki. Si tratta di Dalerdzhon Barotovich Mirzoyev, 32 anni; Saidakrami Murodali Rachabalizoda; 30 anni, Shamsidin Fariduni; 25 anni; Muhammadsobir Fayzov, 19 anni. I quattro sono apparsi nelle immagini con evidenti segni di tortura, e avrebbero confessato di aver agito per soldi. L’ultimo fermato, residente a Mosca, avrebbe fornito supporto logistico ai quattro.
Il giallo è ora su ci vi sia dietro l’attentato, ma qui si rischia di passare dalla cronaca al giallo alla guerra di propaganda.
Nonostante l’Isis-K avesse fin da subito rivendicato il grave attentato, il Cremlino e il capo dell’Fsb, Alexander Bortnikov, insistono nell’affermare che si tratterebbe sì di jihadisti, ma che la regia sarebbe ucraina se non addirittura degli Usa. Per Bortnikov “l’azione terroristica è stata preparata dagli stessi estremisti islamici”, i quali avrebbero avuto sostegno dall’occidente, tant’è che “erano attesi in Ucraina come eroi”. “Sono coinvolti anche i servizi ucraini – ha aggiunto – in quanto da anni addestrano nazionalisti, mercenari ma anche jihadisti in Medio Oriente”. Alla portavoce del ministero degli Esteri Maria Zakharova è parso “sorprendente” il breve tempo che va “dall’attentato alla conferenza stampa negli Usa dove sono state tratte conclusioni” circa la matrice jidadista.
Che i servizi segreti addestrassero gruppi di nazionalisti, mercenari e persino jihadisti è una realtà che interessa diversi paesi, dagli Usa alla Francia alla Russia. Tuttavia appare come una forzatura (salvo eventuali prove) la ricostruzione di Bortnikov, anche perché Ucraina e occidente non ricorrono di certo al terrorismo per colpire l’avversario, a maggior ragione dopo (e non prima) le elezioni plebiscitarie che hanno consegnato il sesto mandato a Vladimir Putin. Tant’è che il segretario del Consiglio di sicurezza russo Nikolaj Patrushev ha potuto parlare solo di “tracce” che indicano la pista ucraina, mentre il presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko ha fatto sapere che i terroristi stavano puntando ad entrare nel suo paese, confinante come l’Ucraina con la regione russa di Bryansk.
Secondo Bloomberg alcuni dei più stretti collaboratori di Putin gli starebbero suggerendo di abbandonare la pista occidentale.
Al di là delle giustificate reazioni dell’occidente ed in particolare dell’Ucraina, da dove in queste ore il portavoce del servizio di sicurezza ucraino (Gru) Andrij Chernyak ha azzardato che “i russi hanno interesse con queste accuse” infondate, in quanto “utilizzeranno l’attentato per far partire una nuova mobilitazione popolare”, il dato empirico è che, nonostante gli avvisi persino dell’occidente e l’allerta interna, i servizi segreti russi non sono stati in grado di prevenire l’attacco.
In realtà una nuova leva militare era stata decisa in Russia ben prima dell’attentato, e la notizia era girata sulla stampa, per cui la tesi di Chernyak è comunque debole. Più probabile, come afferma lo stesso portavoce del Gru, che “il Cremlino utilizzi il tema della lotta all’Isis e al terrorismo per rompere l’isolamento internazionale”.