KIEV — Ottantuno secondi di video. La telecamera di bordo aggancia una sagoma scura che corre sull’acqua, la mitragliatrice telecomandata apre il fuoco, poi l’inquadratura passa a un feed aereo: il battello russo incassa raffica dopo raffica, i pezzi volano, lo scafo si inclina e affonda di poppa. Nessun uomo a bordo, né da una parte né dall’altra. Sul Mar Nero non c’è nessuno a morire: solo due macchine che si danno la caccia.
È la prima battaglia navale della storia fra imbarcazioni senza equipaggio, e l’ha vinta l’Ucraina. Lo ha annunciato sabato la Marina di Kiev, riferisce Al Jazeera: il drone di superficie ucraino Sargan 3000 ha individuato e distrutto un mezzo senza equipaggio russo «da qualche parte nel Mar Nero». Data e luogo esatto non sono stati resi noti, e da Mosca non è arrivata alcuna reazione.
La dinamica la racconta il comunicato diffuso su Telegram e ripreso dalla rivista specializzata americana The War Zone. Il bersaglio lo hanno individuato le unità della Direzione principale dell’intelligence militare, il Gur; a colpirlo è stato il Sargan 3000, battello multiruolo entrato in servizio dopo i test dell’aprile scorso, armato con una stazione d’arma telecomandata Protector da 12,7 millimetri — una torretta di fabbricazione svedese che monta, in sostanza, la vecchia e affidabile mitragliatrice pesante Browning calibro .50. «Questa è la prima battaglia navale della storia fra imbarcazioni senza equipaggio», rivendica la Marina. Il drone russo non è stato identificato e non appariva armato.
Perché abbattere un drone con un altro drone è così difficile? Perché questi mezzi sono piccoli, veloci e bassi sull’acqua: individuarli in mare aperto è un rompicapo anche per una nave vera. Un battello capace di dare la caccia ai suoi simili può fare da sentinella davanti a porti e convogli. Il duello, insomma, non è un episodio curioso: è l’anteprima di come si combatterà sul mare.
La caccia alla flotta russa
Per Kiev è l’ultimo capitolo di una campagna che ha già riscritto gli equilibri del Mar Nero. I droni navali ucraini hanno affondato la corvetta Ivanovets e la nave da sbarco Cesar Kunikov, hanno perfino abbattuto un caccia russo Su-30, e hanno costretto la flotta di Mosca a evacuare gli assetti dalla Crimea occupata verso le basi in Russia. A luglio lo stesso Sargan-3000 aveva colato a picco presso Novorossijsk la Izumrud, il pattugliatore dei servizi di sicurezza russi che nel novembre 2018 partecipò all’attacco alle navi ucraine nello Stretto di Kerch. «La vendetta è inevitabile», scrisse allora la Marina.
Ma la corsa non è solo ucraina. La Russia ha sviluppato i propri battelli senza pilota e nell’agosto 2025 ha lanciato il primo attacco contro un’unità di Kiev. E il fenomeno è ormai globale: a luglio gli Stati Uniti hanno impiegato per la prima volta tre droni kamikaze Corsair contro la base navale iraniana di Bandar Abbas, ha annunciato il comando Usa per il Medio Oriente; i primi in assoluto, nel gennaio 2017, erano stati i ribelli houthi dello Yemen, con un battello esplosivo di tecnologia iraniana contro una fregata saudita.
Intanto le immagini satellitari mostrano un cantiere nella Crimea occupata: Mosca sta costruendo quello che sembra il suo primo porto dedicato ai droni navali. Il prossimo duello, in altre parole, ha già una base di partenza.


