Catalogna. Puigdemont scrive a Rajoy ma non risponde sulla dichiarazione di indipendenza: lettera respinta al mittente

di Guido Keller –

Il premier spagnolo Mariano Rajoy si aspettava una risposta chiara e netta, un sì, ho proclamato l’indipendenza, oppure un no, non ho proclamato l’indipendenza in Parlamento lo scorso 10 ottobre. Invece il presidente della Generalitat di Catalogna, Carles Puigdemont ha scritto una lunga lettera a Madrid sostanzialmente senza rispondere al quesito.
Puigdemont nella missiva ha sostanzialmente chiesto a Rajoy tempo, d’altro canto ha ricordato di “aver sospeso la dichiarazione della dichiarazione d’indipendenza” per fare “un’offerta sincera di dialogo”, due mesi di confronti con mediatori nazionali ed internazionali per discutere dell’indipendenza della regione richiesta con il referendum del 1 ottobre.
Un voto su cui ci sarebbe molto da dire, dal momento che ha visto la partecipazione di meno della metà degli aventi diritto (43%), mentre sui media circolano le foto di elettori che si sono divertiti a votare in più seggi.
Nella missiva presidente della Generalitat si è detto stupito per la minaccia di applicazione dell’articolo 155 della costituzione, a cui mai si è ricorso in Spagna e che prevede lo scioglimento del governo locale, il commissariamento e nuove elezioni, come pure ha chiesto che venga fermata “la repressione contro il popolo e il governo della Catalogna” e che venga tolto lo stato di indagato al comandante della polizia locale (Mossos d’Esquadra) Josep Lluis Trapero; questi proprio oggi è stato ascoltato per la seconda volta e presto potrebbe essere accusato di sedizione per non aver atteso agli ordini di Madrid di sequestrare urne ed ostacolare le votazioni e soprattutto per aver lasciato senza appoggio i poliziotti della Guardia Civil.
Da Madrid gli ha risposto la vice presidente Soraya Saenz de Santamaria, la quale ha affermato in tv che “Inizia dunque la seconda fase della richiesta: Puigdemont ha tempo fino alle 10 del mattino di giovedì per rientrare nella legalità e dare una risposta chiara alla popolazione”. Facendo notare che il presidente della Generalitat non ha saputo dare con la lettera una risposta prima di tutto ai catalani, la vicepremier ha affermato che Puigdemont ha posto “richieste che nessun presidente del governo potrebbe autorizzare”.
Puigdemont si trova così in un sul de sac, per cui se dichiarerà l’indipendenza della Catalogna si troverà la regione commissariata ed il governo locale cancellato, mentre se non lo farà deluderà i suoi elettori e comunque il governo regionale cadrà e lui sarà messo fuori gioco. Di certo Barcellona non potrà contare sull’aiuto dell’Unione Europea, come gli indipendentisti speravano, sia perché da Bruxelles è stato fatto sapere che la questione rimane di competenza interna del paese iberico, sia perché difficilmente la Spagna non porrebbe il veto davanti ad un’eventuale entrata della nazione indipendente catalana nel contesto della Casa comune.
Intanto non si ferma la fuga delle aziende dalla catalogna, un fuggi fuggi generale che potrebbe costare caro agli indipendentisti pur se la secessione non ci sarà, dal momento che solo le aziende che hanno già trasferito altrove la sede legale pesano per la metà del Pil catalano, che è di 210.000 milioni, circa il 20% di quello della Spagna. il tutto nonostante le rassicurazioni di Puigdemont, che prima del controverso referendum aveva garantito agli elettori che nulla sarebbe cambiato dal punto di vista economico.

La lettera di Puigdemont (Fonte: La Repubblica).

“Stimato Presidente Rajoy:

La situazione che viviamo è di tale trascendenza che esige risposte e soluzioni politiche che siano all’altezza. La mia lettera vuole contribuire a raggiungere questo tipo di risposte, che sono quelle che ci chiede la maggioranza della società e che si attendono in Europa, che non comprende altro modo di risolvere i conflitti che non passi attraverso il dialogo, il negoziato e l’accordo.
In questo senso, mi ha sorpreso che nel suo scritto dello scorso 11 ottobre annunciasse la volontà del suo governo di attivare l’articolo 155 della Costituzione per sospendere l’autogoverno della Catalogna. Quando lo scorso 10 ottobre, rispondendo alla petizione di numerose personalità e istituzioni internazionali, spagnole e catalane, le prospettai un’offerta sincera di dialogo, non lo feci come una dimostrazione di debolezza, ma come una proposta onesta per trovare una soluzione al rapporto tra lo Stato spagnolo e la Catalogna, che è bloccato da molti anni.
Domenica 1 ottobre, nel mezzo di una violenta azione della polizia denunciata dai più prestigiosi organismi internazionali, più di due milioni di catalani hanno assegnato al Parlament il mandato democratico di dichiarare l’indipendenza. Ai risultati di questo referendum bisogna aggiungere quelli delle ultime elezioni per il Parlament della Catalogna, dove una chiara maggioranza, un 47,7 per cento, votò per le forze indipendentiste, e dove le forze esplicitamente contrarie all’indipendenza ottennero un 39,1 per cento. È anche necessario ricordare che un 80 per cento dei cittadini sta manifestando in modo reiterato la volontà di decidere il proprio futuro politico votando in un referendum concordato. Accettare la realtà è il cammino per risolvere i problemi.
La priorità del mio governo è cercare con tutta l’intensità la via del dialogo. Vogliamo parlare, come lo fanno le democrazie consolidate, sul problema che le prospetta la maggioranza del popolo catalano che vuole intraprendere il suo cammino come Paese indipendente nell’ambito europeo.
La sospensione del mandato politico venuto dalle urne il 1 ottobre dimostra la nostra ferma volontà di trovare una soluzione e non lo scontro. La nostra intenzione è percorrere il cammino in modo concordato, tanto nei tempi come nelle forme. La nostra proposta di dialogo è sincera e onesta. Per tutto ciò, nel corso dei prossimi due mesi, il nostro principale obiettivo è invitarla a dialogare e che tutte quelle istituzioni e personalità internazionali, spagnole e catalane che hanno espresso la loro volontà di aprire un cammino negoziale abbiano la possibilità di esplorarlo. Verificheremo in questo modo l’impegno, di ciascuna delle due parti, nella ricerca di una soluzione concordata.
Per tutto ciò, le trasmetto due richieste:
La prima, che si fermi la repressione contro il popolo e il governo della Catalogna. Questo stesso lunedì sono citati come imputati alla Audiencia Nacional due dei leader della società civile catalana che hanno promosso le manifestazioni pacifiche di milioni di persone a partire dall’anno 2010. È anche citato, presso la Audiencia Nacional, il maggiore dei Mossos d’Esquadra, uno dei quadri di polizia con maggior prestigio della polizia europea e che compie il suo lavoro in maniera rigorosa e garantista.
Nel capitolo della repressione, abbiamo anche subito, tra l’altro, la violazione di diritti fondamentali; il congelamento di conti bancari che impedisce che possiamo portare a compimento i nostri obblighi con le persone più bisognose; la censura di Internet e di mezzi di comunicazione; la violazione del segreto postale; l’arresto di servitori pubblici e la brutale violenza esercitata contro la popolazione civile pacifica il 1° ottobre. La nostra proposta di dialogo è sincera, nonostante tutto ciò che è accaduto, ma logicamente è incompatibile con l’attuale clima di crescente repressione e minaccia.
La seconda richiesta è che fissiamo, prima possibile, un incontro che ci permetta di esplorare la possibilità di primi accordi. Non lasciamo che si deteriori ancor di più la situazione. Con buona volontà, riconoscendo il problema e guardandolo in faccia, sono sicuro che possiamo trovare il cammino per la soluzione.

Cordialmente,
Carles Puigdemont i Casamajó
Presidente della Generalitat de Cataluña