SAN FRANCISCO — Un’ordinanza di 32 pagine depositata in tarda serata venerdì, un piano per tagliare un’agenzia federale da circa 23.000 a meno di 12.000 dipendenti, e una serie di messaggi cancellati dai telefoni personali dei funzionari che quel piano lo discutevano. Sono gli elementi della decisione con cui Susan Illston, giudice del tribunale federale della California del Nord, ha dichiarato illegale il dimezzamento della Fema, l’agenzia americana che risponde a uragani, incendi e alluvioni — l’equivalente della nostra Protezione civile. La notizia, riferisce Reuters, si è diffusa sabato, in piena stagione degli uragani.

Il cuore della sentenza è netto: il Dipartimento della Sicurezza interna, da cui la Fema dipende, ha «usurpato illegalmente l’autorità» dell’agenzia «di prendere le proprie decisioni sul personale». Perché è illegale? Perché una legge federale del 2005, approvata dopo il disastro dell’uragano Katrina proprio per proteggere l’indipendenza della Fema, vieta al dipartimento di «ridurre in modo sostanziale o significativo» le sue funzioni e responsabilità.

I protagonisti della vicenda sono in campo da tempo. Da una parte l’amministrazione Trump; dall’altra il maggiore sindacato dei dipendenti federali americani, insieme alla confederazione sindacale AFL-CIO, che nel 2025 avevano fatto causa contro i licenziamenti di massa nell’apparato federale e a gennaio 2026 avevano esteso il ricorso alla Fema. Negli atti di gennaio, l’accusa: il dipartimento avrebbe ordinato ai vertici dell’agenzia di pianificare un taglio del 50 per cento dell’organico.

Ma è nei dettagli che i conti non tornano, e la giudice li elenca uno per uno. La Fema ha previsto per il prossimo anno fiscale un organico di 11.383 dipendenti, circa la metà dei livelli precedenti, una cifra scelta — scrive Illston — «senza alcuna base». A giugno la stessa giudice aveva rifiutato di bloccare i tagli, convinta che l’agenzia avesse fatto marcia indietro dopo le fughe di notizie sul piano del 50 per cento. Venerdì ha messo nero su bianco che invece si andava avanti: migliaia di riservisti — i contrattisti richiamati dopo uragani, incendi e alluvioni, la spina dorsale operativa dell’agenzia — avevano già ricevuto gli avvisi di mancato rinnovo, senza alcuna spiegazione «ragionata».

I messaggi cancellati

Poi c’è il capitolo più insidioso per l’amministrazione. In una decisione separata, riportata dalla CNN, Illston contesta a funzionari della Fema e del dipartimento l’uso della app di messaggistica Signal sui telefoni personali per discutere i tagli, e la cancellazione di quelle conversazioni. La sanzione è pesante: «La Corte presumerà che i messaggi Signal perduti sarebbero stati sfavorevoli ai convenuti», perché avrebbero costituito «ulteriore prova» del piano e del controllo del dipartimento. L’amministrazione non potrà più appoggiarsi, nei prossimi gradi del procedimento, alle testimonianze che negavano tutto.

Il dimezzamento, del resto, era la traduzione contabile di un’idea che Trump ripete da mesi: dei disastri devono occuparsi gli Stati, non Washington. Un’idea perseguita mentre i vertici dell’agenzia saltavano uno dopo l’altro — il capo ad interim si è dimesso a novembre 2025, la segretaria alla Sicurezza interna Kristi Noem è stata rimossa a marzo e sostituita dal senatore Markwayne Mullin — e dopo che già in ottobre un tribunale aveva accertato una violazione di Trump sui finanziamenti all’agenzia.

La partita giudiziaria, però, non è chiusa. La sentenza non impone rimedi né penali immediate: le parti dovranno presentare le loro proposte e la decisione arriverà il mese prossimo. Sabato né la Fema, né il dipartimento, né il sindacato hanno risposto alle richieste di commento. Intanto, sull’Atlantico, la stagione degli uragani non aspetta i tempi dei tribunali.